SUPER RANDONNÉE, QUESTE SCONOSCIUTE

Non si sente spesso parlare di super randonnée. Anzi, fino a due anni fa in Italia quasi non si sapeva che cosa fossero. Eppure, non è stata una novità venuta fuori a causa della pandemia Covid19, non è stato un escamotage per poter pedalare in un momento in cui ogni evento è stato annullato o rinviato. Le Super Randonnée c’erano, esistevano da più di un decennio, un gigante assopito che attendeva d’essere risvegliato, d’essere nutrito, d’essere capito e razionalizzato. Erano lì, alla portata esclusivamente di un occhio attento e selettivo, nascoste in mezzo ad una miriade di manifestazioni, le più disparate.
Possiamo dire che la pandemia abbia risvegliato questo gigante sornione. Possiamo dire che gli abbia dato lo slancio di cui aveva effettivamente bisogno per essere realmente preso in considerazione. In un momento in cui pedalare in compagnia è stato proibito, sono balzati agli occhi di ciclisti particolarmente stacanovisti, i brevetti permanenti, tra cui svettano proprio le Super Randonnée.
Un nome, una controversia. Quando parli di “Super Randonnée” ti riferisci ad una categoria ben nota e definita; eppure, molti ciclisti ancora ne ignorano il vero significato, si limitano a pensare che si tratti di qualcosa di “grosso”, di una rando particolarmente LUNGA, forse, DURA, anche, ma in realtà c’è molto di più in questo termine. C’è un intero ramo del mondo randagio, un’istituzione ufficialmente regolata dall’Audax Club Parisien, una tipologia di brevetti esclusiva, a sé stante, che raccoglie un target di amanti della salita, della fatica, della montagna, della solitudine, del viaggiare in totale autonomia.
Questo non è chiaro ai più, ed è un peccato, perché è come lasciare in disparte una creatura dal fascino e dalle potenzialità infinite.
Le Super Randonnée esistono in tutto il mondo. C’è un catalogo piuttosto vasto ed in continua evoluzione e, tra i paesi che hanno avuto una crescita esponenziale in questi termini, c’è l’Italia. Ci siamo noi.
Come non esserci in questo elenco con le nostre meravigliose Alpi, le nostre Dolomiti e i nostri Appennini?
Ci siamo da parecchi anni, eravamo seduti al tavolo del mondo con solamente due proposte, ma c’eravamo anche noi. La Super Randonnée Prealpina di Fulvio Gambaro e la Super Randonnée delle Dolomiti di Fabio Albertoni sono state pioniere del settore, le prime riconosciute dalla Francia. La terza proposta, la Super Randonnée dei Cento Bersaglieri di Giorgio Murari si aggiunge al binomio, sebbene fino al 2020 non fosse riconosciuta da ACP per mancanza di requisiti.
Il movimento esisteva, dunque, anche l’idea di promuovere percorsi extreme.

Poco prima che esplodesse la pandemia, qualcosa aveva già iniziato a muoversi. Nell’autunno 2019 presero forma la SR Lombardia Extreme di Mino Repossini, allora non ancora presidente ARI, ma artefice di rilievo di un grande lavoro di promozione del settore, e in Piemonte la SR Alpitica di Barbara Toscano. A seguito di una gestazione invernale, in Liguria, Maurizio Bruschi diede vita alla SR dei Monti Liguri di Ponente e di Levante, mentre in Emilia, nacque la SR di Romagna di Graziano Foschi.
Nel giro di poco si sono raddoppiate, triplicate, moltiplicate e l’interesse verso questo genere di percorsi è aumentato, si è diffuso, sebbene non siano randonnée propriamente alla portata di tutti.
Se prima vi partecipavano quattro o cinque ciclisti all’anno, nel 2020 si sono registrati dai quindici ai trenta partecipanti per manifestazione. Un incremento notevole rispetto al decennio precedente.
Ma come fare per incentivarne ulteriormente la partecipazione e l’aggregazione in una categoria di ciclisti intrepidi e forse un po’ salitomani se non quella di creare un riconoscimento per coloro che concludono con successo almeno cinque Super Randonnée italiane?
E allora nasce l’idea di proclamare i Super Randonneurs d’élite, un po’ seguendo le orme di ACP che, invece, consegna un premio al raggiungimento di dieci SR.
Il 2021 confermerà, poi, l’interesse e la tendenza con l’arrivo di tre nuovi percorsi: in Piemonte la SR Alpedetz, sorellina dell’Alpitica, e la SR Bel Piemonte di Luciano Debernardi, mentre in Lombardia Paolo Cucchi disegna la SR E-Retica.
Tante novità in un settore in crescita, brevetti permanenti ognuno speciale e caratteristico per le sue peculiarità, con l’unico fine di promuovere le bellezze “estreme” e l’estrema bellezza del nostro territorio.

Per saperne di più, visita la pagina dedicata sul sito ARI >>> CLICCA QUI

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