RANDONEWS: PEDALARE D’INVERNO

a cura di Franco Mazzucchelli e Rosanna Idini

Un grazie di cuore agli amici ciclisti dal Grande Cuore

Abbiamo tanto atteso, sperando che giungessero tempi migliori, che un giorno si potesse dire un” grazie” a tutti coloro che, accomunati dalla nostra stessa passione per la bicicletta, hanno tanto contribuito all’assistenza sanitaria in questi due lunghi anni di crisi pandemica e finalmente vi è stata l’occasione per farlo, nel modo nostro, nel luogo in cui maggiore è stato il dramma di questa crisi: Bergamo.

L’occasione è stata quella del “meeting d’autunno” della nostra associazione che quest’anno si è tenuto a Bergamo, più precisamente ad Albano Sant’Alessandro, grazie al Team Testa ed in primis alla persona di Cecilio , ex Capitano della Nazionale Randonneurs nonché grande ciclista viaggiatore: numerosi sono le sue avventure in sella, basta citare la Coast-to-Coast-USA, la North Kapp, la Perth-Sydney, il cammino di Santiago e tante altre avventure; Grazie a Lui e al suo Team il meeting d’Autunno ARI è stato ancora una volta un successo, con una nutrita partecipazione di ASD e ciclisti provenienti anche dal profondo sud-Italia, Sicilia compresa; il meeting chiude tradizionalmente la stagione dei brevetti randonnée, esso è occasione per ritrovarsi e fare il bilancio dell’annata appena trascorsa, discutere delle iniziative future, ma anche e soprattutto presentare una prima bozza del calendario e delle novità che l’associazione stessa tiene in serbo per la nuova stagione e fare gli onori a tutti quei ciclisti che nella stagione si sono distinti nelle varie Challenge in giro per l’Italia e non solo, fra tutte la premiazione del Campionato Nazionale. Questa edizione ha avuto un ulteriore pregio ospitando coloro che di professione, o volontariamente, hanno operato ed operano in ambiente sanitario e contemporaneamente fanno parte della nostra associazione dilettandosi a pedalare, chi più chi meno, i vari brevetti.

Solitamente l’evento si conclude nella maniera a noi più famigliare: pedalando per l’appunto. E come farlo se non attraverso un brevetto pensato, voluto e tanto atteso come la Randonnée del Cuore. Un bel percorso diviso in due anelli, il primo a circumnavigare il lago d’Iseo ed il secondo tra le dolci vallate della Val Seriana, passando per Clusone e la verdissima Val Cavallina. Potevamo noi mancare all’appuntamento? Certo che no, anche perché l’idea di tornare a vedere le randonnée nelle sue forme più tradizionali e ricche di partecipazione era da tempo desiderata e sperata.

Vi raccontiamo brevemente come è andata: al mattino della partenza, accanto al santuario della Madonna delle Rose, lo spazio non è molto, i ciclisti occupavano ogni metro quadrato della piccola piazzetta, macchie multicolori, vocianti e desiderose di gustarsi gli scenari del lago, come noi, che non siamo soliti frequentarlo, un po’ fuori mano come si suol dire e chissà che questa presenza non sia occasione per stimolare la nostra curiosità in futuro di tornare a scoprire valli e vallette nascoste quando la bella stagione tornerà.

Il cielo grigio della partenza lasciò via via il posto ad un orizzonte più “gentile”, tanto da rimanere assai affascinati lungo la sponda alta, dopo Tavernola Bergamasca, ove la strada ruba spazio alla roccia e le suggestive gallerie, per fortuna a quell’ora poco battute dal traffico motorizzato, creavano una sorta di sipario a scenografie maestose, tesori della natura che i nostri laghi Lombardi sanno regalare. Stupenda anche la bella ciclabile sulla sponda Bresciana, un paradiso per i ciclisti, almeno in un periodo e in un orario come quello, diversamente passare in quei luoghi nel bel mezzo di una domenica estiva avremmo trovato più folla che ad un suk arabo. Il ristoro offerto al termine del primo giro è quanto di meglio abbiam potuto trovare per riprendere un po’ le forze prima di avvicendarci sul secondo anello, denominato “giro del Filù”. Cosa sia il Filu’ me lo sono spesso chiesto finché un giorno la mia curiosità è stata soddisfatta, leggendo i racconti del buon Cecilio; il Filu’, una parola in dialetto locale che significa spina dorsale, e a guardare infatti il profilo del percorso è proprio così, un susseguirsi di saliscendi dolci che ricordano per l’appunto una dorsale; questo secondo anello ripercorreva le strade che negli anni 40/50 venivano percorse più volte nelle tappe del giro d’Italia. Il famoso Filù dove Coppi e Bartali si davano battaglia è ancora oggi un percorso dove ogni domenica tantissimi cicloamatori e Randonneurs misurano le loro forze. Il primo tratto sale per la Valle Seriana a raggiungere Clusone, poi lascia la valle che prosegue in salita verso la Presolana e svolta a destra dando modo ai randonneurs di scendere la verdissima Val Cavallina fino a Sovere dove di nuovo si possono ammirare le luccicanti acque del Sebino; gli ultimi chilometri ci hanno visto risalirne le sponde, con il sole che via via andava ad adagiarsi dietro i monti ma che ancora ci regalava il piacere di scaldarci i volti: un godimento per il corpo e soprattutto per lo spirito, beh forse il corpo ha meglio goduto successivamente al pasta party finale, dove, ritrovati alcuni amici che si erano avvantaggiati lungo il tragitto, è stato possibile dare il giusto finale a questa bella giornata, a questo piacevole week-end ed a questa stagione di brevetti.

Le melodie Natalizie, l’aroma del vin brûlé che si diffonde nell’aria…e poi il silenzio delle fredde strade notturne…

Se parlando di stagione, la conclusione è segnata dal meeting autunnale, gli appuntamenti non sono in realtà conclusi per quest’anno; prima di spacchettare i doni sotto l’albero vi è l’occasione di partecipare alla randonnée del “solstizio d’inverno”: un brevetto ideato e portato al successo da Fabio Albertoni, che ebbe la geniale idea di chiamare a raccolta, già nel lontano 2012, i ciclisti più coraggiosi e forse un po’ pazzi che volessero affrontare le gelide strade notturne attorno al lago di Garda e la Valle del Sarca Trentino nel week end prossimo al solstizio invernale. Da quel giorno, anzi da quella notte, vi fu un crescendo di partecipanti, difficile a crederci.

Un’atmosfera affascinante quella che si vive nel sabato sera della partenza, a partire dal raduno  antecedente il via, nella piazzetta di Arco, ancora animata dagli avventori dei caratteristici mercatini di Natale; le melodie natalizie diffuse attraverso gli altoparlanti fissi ai muri delle case, ove si rincorrono immagini multicolori a tema, l’aroma dei dolci caramellati e del vin brûlé, le luci calde delle casette di legno contrastano con quelle fredde e azzurrognole montate sulle biciclette; i ciclisti sono li pronti a salire in sella appena ricevuto il timbro sul foglio di viaggio, c’è chi più estroso s’è addobbato la bicicletta come un albero di natale, chi invece lo ha fatto sul casco attorniandolo di lucine multicolori ed intermittenti, ci si guarda attorno e si scorgono sotto i buffi volti più o meno sorridenti, qualcuno si da degli scrolloni per cercare di togliersi di dosso la sensazione del freddo, ma ben sa che appena partito sarà tutta un’altra melodia e non vede l’ora di salire in sella e iniziare a muovere i pedali; una cosa è certa: quest’aria gelida viene mitigata dal calore umano della gente, curiosa e un po’ sorpresa, nel vedere questi matti avviarsi nella notte.

…e poi si va, le melodie, le luci a festa, l’aria profumata lasciano improvvisamente il posto al silenzio e all’oscurità delle strade notturne, descriverlo è difficile, è difficile trovare le parole per rendere bene l’idea di quel che è, di quel che si prova quando dapprima la sensazione del freddo ti assale alle braccia ed alle gambe, sensazione comunque che dura poco, fino cioè alle prime rampe della strada che porta a Dro, verso il lago di Cavedine, nella sua insolita veste notturna, li infatti si riesce a ritrovare un po’ di calore addosso, dato dallo sforzo della salita. Ogni piccolo paese che si attraversa è addobbato di luci e immagini natalizie, si pensa a coloro che in quell’istante sono nel tepore casalingo, e per un istante scorre dentro di noi una sana sensazione di invidia che però lascia ben presto il posto a quella forse un po’ presuntuosa dell’eroismo personale e della voglia di godere di uno scenario raro, anche per noi che siamo soliti a vederne in sella alle nostre due ruote.

Il percorso non starò a descriverlo per non rovinarvi la curiosità e, soprattutto, la sorpresa nel caso deciderete di parteciparvi! Dico solo che a seguito di un primo anello nella valle del Sarca, il brevetto prosegue circumnavigando il lago di Garda ove la magia del Natale è ancora più presente tra i paesi attraversati. Purtroppo, perché un purtroppo c’è sempre, anche nelle migliori occasioni, il brevetto quest’anno sarà svolto in modalità “Random” che già molti di voi conoscono, vuol dire che la partenza sarà dilatata e non vi sarà alcun raduno in piazzetta ad Arco, a meno che ciascuno si organizzi da sé. Al posto dei timbri vi saranno dei…freddi (pure questi) QR-Code da fotografare attraverso una app scaricabile gratuitamente sul proprio smartphone e si potrà, chi lo desidera, partire da ciascuno dei punti di controllo lungo il percorso. Quello che di certo rimarrà è la magia delle strade e dei borghi visitati in sella alla nostra bicicletta nella speranza che si torni il prossimo anno nella veste tradizionale dell’evento.

Seguite quindi la pagina degli eventi sul portale ARI per avere maggiori informazioni, è un’occasione che “caldamente” vi consigliamo.

W la parità di genere, finalmente possiamo festeggiare anche il BeFano!

Se le feste Natalizie sono per tradizione occasione di ritrovo tra amici e parenti, forse oggi un po’ meno enfatizzate, siamo infatti socialmente sempre più “isolati” o meglio sempre più “virtualmente” uniti, rimane in noi randonneurs quella voglia di essere un po’ meno tradizionalisti, sarà per il fatto che avvertiamo sempre più questa sensazione in ciò che ci sta attorno, dell’apparire più che dell’essere, del fare festa più per obbligo che per sentimento. Insomma noi pensiamo che è Natale se non vi è costrizione, quella del regalo consumistico da cercare a tutti i costi, e crediamo che noi randonneur , vuoi per la nostra accesa passione, vuoi per sfuggire un po’ dall’omologazione, abbiamo questa gran fortuna di stare bene senza troppo stress da festeggiamenti; ci basta un giro lontano dalle strade più trafficate, distanti dalle direttrici degli affollatissimi centri commerciali e siamo felici; magari capita che, incrociandosi e riconoscendosi, ci si fermi a fare un brindisi benaugurante lasciandosi poi con la mitica frase “Tanti auguri a Te e famiglia”.

Ed a proposito di mitiche frasi, chi di voi, non ha mai una volta anche solo pensato e voluto far sua un altrettanto mitica frase, presa questa dal film Vacanze di Natale, ove l’avvocato Giovanni Covelli, magistralmente interpretato dall’indimenticato Riccardo Garrone, ad un certo punto del convivio pronuncia queste parole: “E anche questo Natale…se lo semo levato dalle palle!”.

Levamoselo!” avrete pensato e pensiamo ai giorni liberi di fare ciò che ci piace, pensiamo soprattutto al nuovo anno, e chi ben inizia…mi vien da dire…Potrebbe iniziare con la “RandoBe-Fano”, a casa del nostro attuale capitano nazionale Giuseppe Leone.  Egli, infatti, organizza proprio nel dì dell’epifania, che ogni festa vorrebbe portar via, tranne che a noi randagi per cui ogni pedalata è di per sé una festa, un brevetto con partenza ed arrivo a Fano, cittadina famosa per il suo carnevale, tra i più antichi d’Italia, e famosa anche per essere stata uno dei più importanti centri dell’epoca gloriosa dell’Impero Romano; ne fanno testimonianza le sue mura e soprattutto l’arco di Augusto, uno dei quattro tutt’ora presenti sul nostro territorio. La partenza di questo brevetto è proprio dinanzi l’arco di Augusto, ove lasciato il loco ci si spingerà verso l’entroterra collinare marchigiano, senza soluzione di continuità, scoprendo paesi e borghi assai suggestivi.

Per gli appassionati delle due ruote, quelle però motorizzate, basti pensare che si raggiungerà Tavullia, paese natale di “The Doctor”, alias Valentino Rossi, e proprio lì troverete uno dei punti di controllo, probabilmente proprio nel bar del suo fan club.  Poi ancora Corinaldo, Senigallia, passando dinanzi alla famosa “rotonda sul mare” cantata dal caro Fred, Pesaro, Gabicce Monte con la salita della Panoramica, dolce e tranquilla salita ove ogni domenica si danno battaglia i ciclisti locali, insomma se volete trovare un clima favorevole al bel pedalare, nel bel mezzo dell’inverno, venite a Fano a festeggiare quel gran Befano del capitano…e la parità di genere finalmente è stabilita!

In inverno tutto è ovattato, tranne la fatica del ciclista, quella è sempre uguale.

Per pedalare in inverno, diciamolo subito, occorre una preparazione più mentale che fisica. Ci vuole convinzione ma spesso la realtà non è così come l’avevamo immaginata, è peggio! No, non mi fraintendete, può essere peggio perché poi ci si abitua e si scopre che in effetti ci si sta pure a proprio agio, seguendo alcune accortezze che via via si imparano con l’esperienza. Non so voi, ma io provo una forte emozione, ad esempio, a pedalare per le strade sgomberate dalla neve, la cui neve ancora accumulata ai bordi si discioglie in mille rivoli d’acqua e se capita in una limpida giornata di sole mi piace godere degli accecanti riflessi che questi rivoli colpiscono il mio volto mentre pedalo; ecco, questa è la scena che a volte sogno di notte, magari quelle notti che precedono i nostri giri domenicali in inverno.

Mi piace scorgere l’odore dei camini accesi passando tra le case di borghi sperduti nella campagna che “dorme” o, di contro, l’aroma ancora più acceso che si avverte entrando in un caffè per concedersi cinque minuti di ristoro, non di più per evitare di raffreddarsi troppo. Mi piace, ancora, quell’istante in cui, passando da un tratto assolato ad uno in ombra, avverto improvvisamente la variazione di temperatura sul proprio viso e sulle braccia, così da puntare lo sguardo in avanti a scorgere il momento in cui mi potrò immergere nuovamente nel tepore della piena luce solare; é una stagione in cui bastano uscite di poche ore, le quali allo stesso tempo sono molto redditizie e forgiano il corpo alla resistenza oltre che allenare la mente alla convinzione del potercela fare, purché si abbia “rispetto” della natura e la si assecondi attraverso comportamenti di buon senso.

Equilibrio, questo concetto ritengo sia sempre valido in ogni occasione e circostanza, lasciamo gli estremismi a coloro che fanno questo per mestiere, per lavoro, noi siamo semplici appassionati e forse proprio per questo abbiamo il privilegio di vivere questo sport nella migliore delle sue forme. Oramai ciclisti lungo le strade in pieno inverno è solito incontrarne, qualcuno invece necessita di una motivazione, un obiettivo per spronarsi dalla pigrizia, perché è importante avere un pretesto per decidere di metter mano all’olio e dare una ripassata alla catena, vestirsi ed aprire quella porta del garage ove abbiamo riposto la nostra “amata”; uno di questi motivi potrebbe essere il “Rapha Festive 500”, un evento “virtuale” nella sua concezione ma reale nel suo prenderne forma: ogni anno infatti, migliaia di ciclisti da ogni parte del mondo aderisce a questa sfida che è sfida prima di tutto con se stessi, una lotta contro la propria pigrizia, poi, ma solo poi è anche eventualmente e virtualmente sfida con gli altri; si tratta di pedalare nei giorni che vanno dalla vigilia di Natale al giorno di San Silvestro per almeno 500 Km, da farsi come e dove si vuole dando testimonianza attraverso l’invio delle tracce del percorso effettuato.

 Molti la superano bellamente e non si pongono limite di sorta, altri arrivano alla soglia stabilita nell’ultimo giorno utile o addirittura nelle ultime ore; qualcuno lo ha fatto girando in tondo per le stesse strade, altri pedalando per brevi percorsi ma più volte al giorno, insomma ciascuno fa quel che più gli aggrada, ma tutti alla fine han portato a casa la loro “vittoria” e anche quelli che non arrivano a conclusione han comunque vinto la pigrizia.

Se volete saperne di più cercate in rete il  “Rapha festive 500” e ne scoprirete delle belle. Già ma come comportarsi e come attrezzarsi per uscire in questa stagione? Ciascuno di noi ha prima o poi sperimentato le sensazioni del pedalare in inverno e si sarà documentato su come attrezzarsi in maniera idonea per affrontare le basse temperature ed avrà spesso sentito parlare del principio del vestirsi a strati, o a “cipolla”; e non starò certo a ribadirvi io questo sistema, che ben conoscete, anche perché a pensarci bene è una modalità che ci viene in automatico.

Ritengo invece assai importante scegliere bene le taglie del proprio abbigliamento, assolutamente importante usare capi molto aderenti, che impediscano ogni rischio di far penetrare aria nelle aperture, nei polsini, nel collo, sotto la vita, ciò è quanto di più deleterio per la salute, ed ovviamente preferire quei tessuti antivento che oramai le più disparate case offrono sul mercato. Da qualche anno si son diffuse le offerte di capi in lana merinos, personalmente pur ritenendolo un ottimo materiale trovo che recentemente sia diventato più una moda e, come tale, occasione per gonfiare i prezzi alle vendite. Una buona calzamaglia in un buon tessuto morbido e soprattutto molto elastico è ideale per stare in sella anche diverse ore, viceversa salopette in tessuti antivento, costituiti da fibre molto dense, rendono meno agevoli i movimenti e, anche se inizialmente indossati potrebbero dare un’ottima sensazione di protezione, dopo alcuni chilometri, potreste trovarvi a pedalare con fastidiosi dolori alle ginocchia.

Anni fa volli provare ad indossare una calzamaglia leggera sotto il pantalone, mai situazione fu più fastidiosa: l’intimo durante la pedalata si sposta e forma delle pieghe che possono creano abrasioni molto spiacevoli. Ma le parti che peggio sopportano il freddo nelle nostre uscite invernali, quasi scontato dirlo, sono mani e piedi. Purtroppo, qui nessuno vi può dare buoni ma soprattutto efficaci consigli, mai come in questo caso il discorso è molto soggettivo: vi sono persone che non hanno il benché minimo problema ed altri che ricorrono a metodi più tecnologici, come gli scaldini chimici o addirittura quelli elettrici a batteria, per tenere al caldo le estremità del corpo.  Ciò che incide maggiormente è ovviamente l’aria a cui sono esposte queste parti e se per le mani ciò è anche possibile, ricorrendo per esempio a delle protezioni stile muffole, un po’ estrose e appariscenti ma sicuramente funzionali, per i piedi non c’è molto da sfogliar verze…posso assolutamente consigliare, in quanto personalmente testato, una buona scarpa invernale, credetemi vale più di ogni altra cosa , più di svariate scelte di calze, soprascarpe o quant’altro; può essere anche molto efficace massaggiare i piedi prima di infilarvi calze e scarpe, con della crema riscaldante, mai troppo intensa però, andrebbe benissimo anche della semplice vaselina. Questo accorgimento lo consiglio in generale anche per il resto del corpo, soprattutto le zone delle spalle e del collo, provare per credere.

In definitiva c’è un segreto (di Pulcinella) che è importante sapere, ed è questo:  se alle prime pedalate si sta già bene è probabile che con il passare dei chilometri si avrà caldo ed è una cosa da evitare nel modo più assoluto, il rischio di pericolose sudate è dietro l’angolo; mettete in conto, nei primi minuti, di avere freddo e date il tempo al corpo di produrre calore aiutato da buoni indumenti tecnici; e semmai vi trovaste a pedalare in salita aprite quel tanto che basta la zip della giacca per creare quel che si chiama “effetto camino” e permettere l’uscita del calore in eccesso che il vostro corpo crea sotto sforzo, per poi prontamente richiuderla alla successiva discesa, eviterete di arrivare ad un eccesso di sudorazione sempre piuttosto deleterio in inverno.

 

Un bel capo vistoso è l’ideale per farsi notare nelle grigie e a volte nebbiose giornate d’inverno, il giallo fluo, l’arancione, e in qualche modo pure il rosso sono ottime soluzioni per la nostra sicurezza, e ovviamente non elemosinate sui dispositivi luminosi, oramai ve ne sono di svariati prezzi e soluzioni: io preferisco per le uscite di poche ore quelli ricaricabili. Non lasciamoci affascinare da quelle lucine presentate come efficaci e potenti ed al tempo stesso minute e poco ingombranti, l’energia non si inventa, da qualche parte va stoccata e se vogliamo la sicurezza di avere una luce funzionante per l’intera giornata, ammesso che siate proprio amanti del freddo, è opportuno ricadere su dispositivi di una certa dimensione e, ahimè, anche di prezzo. 

C’è però una delle prove che ogni ciclista deve superare in bicicletta e farlo nella stagione invernale è assai impegnativo: la pioggia! In bicicletta sappiate che ci si bagna e bagnarsi in inverno è diverso che farlo in estate. Dopo questa informazione vi chiedo cortesemente di non abbandonare la lettura pur concedendovi la libertà di mandarmi a quel paese…Di materiali impermeabili o resistenti all’acqua ve ne sono diversi, sappiate però, per fortuna o sfortuna, che il “materiale” in assoluto più valido è uno solo ed è la vostra pelle! il resto è solo un vano tentativo di assomigliarle.

Nelle nostre uscite piovose o che comunque minacciano acqua preferiamo mantenere il medesimo abbigliamento che utilizziamo nelle giornate più asciutte coprendoci ulteriormente con una mantella leggera in tessuto composto da “nano fibre” che impediscono il passaggio della molecola dell’acqua ed al tempo stesso riescono ad essere traspiranti, così da non creare troppo vapore acqueo sotto di esse. Personalmente evitiamo giacconi pesanti idro-repellenti che impediscono i movimenti e in caso che spiova costringono a tenerseli addosso con il rischio di sudare troppo, mentre una mantellina leggera, si toglie, si ripone nella tasca o nella borsina e ci si sente più liberi.

Un bel parafango posteriore poi, è davvero importante e valido, io lo uso spesso anche se ha da poco smesso di piovere e le strade sono ancora allagate, ve ne sono di vari modelli, alcuni molto veloci e pratici da applicare e da togliere.

Facciamo poi attenzione alle segnaletiche stradali orizzontali, quali strisce pedonali per esempio, oppure i sigilli dei tombini, che costituiscono un pericolo quando bagnati dalla pioggia, cerchiamo di essere più dolci e “rotondi” nei gesti e nel condurre il proprio mezzo, preoccupiamoci di frenare in anticipo e in linea retta oltre che evitare di stare troppo a ridosso delle ruote altrui, nel caso uscissimo in compagnia, ci consentirà di avere più tempo per reagire all’imprevisto oltre che evitare di inzaccherarci dello sporco sollevato dal nostro compagno.

Infine, anche il ritmo di pedalata è importante, meglio mulinare un po’ di più, usando rapporti più corti (ma non troppo) e al tempo stesso mantenere una certa velocità (ma non troppo) e godiamoci questa stagione che può sembrare noiosa e poco stimolante eppure capace di donare giornate cristalline e sincere.

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