IL SOGNO (QUASI) PROIBITO DELL’EXTREME

a cura di Mino Repossini

Vi racconto una cosa curiosa. Tempo fa ho conosciuto un tizio in palestra, un certo Piero, di mezza età, con un po’ di pancetta e nessuna esperienza sportiva alle spalle. Lo conobbi facendo spinning e scambiammo due parole mentre asciugavamo le bike dal nostro sudore. Diceva che gli piaceva pedalare e che forse avrebbe perso un paio di chili. Ci vedevamo a spinning con una certa regolarità e poco tempo dopo lui era migliorato parecchio. Mi disse che aveva comprato una bicicletta da corsa e che sarebbe andato a fare lo Stelvio. La cosa mi parve un po’ strana, anzi azzardata.

Che senso aveva fare un monumento del ciclismo con zero esperienza? Come faceva a non capire che prima di tentare una scalata del genere avrebbe dovuto prendere confidenza sulle colline, affrontando i saliscendi con diversi rapporti per capire cosa significasse pedalare duro o pedalare agile.

Avrebbe dovuto raggiungere uno stato di forma che gli consentisse di fare dei cambi di ritmo in salita; avrebbe dovuto trovare il suo ritmo su una salita facile di qualche chilometro; e poi su una salita un po’ più tosta, con lunghezza e pendenze più impegnative. Avrebbe dovuto macinare un bel po’ di chilometri col vento in faccia, sperimentare i diversi climi che si possono trovare oltre i 2.000 metri di altitudine. Insomma, avrebbe dovuto fare esperienza prima di mettere le sue ruote su Sua Maestà lo Stelvio, il teatro per eccellenza di tutti gli scalatori. 

Invece no, prese la sua pancetta, solo poco inferiore di quando era partito, e passò direttamente dallo spinning in palestra ai 2.700 metri del Passo dello Stelvio. E ce la fece, portò a casa la vetta più ambita; non so come e non so con quante bestemmie, ma tornò in palestra con lo stesso sguardo con cui Juri Gagarin tornava sulla terra dopo essere diventato il primo cosmonauta di questo pianeta. 

In questo episodio c’é tutta l’essenza del ciclismo e delle prove extreme in particolare. La chiave di lettura si chiama “sogno”. 

Piero sognava lo Stelvio e fece l’impossibile per raggiungerlo. Piero non sognava le colline o i cambi di ritmo; non sognava la salitella vicino a casa. Lui voleva lo Stelvio. Perché il fascino dell’alta montagna è impareggiabile e la soddisfazione di appoggiare la bici al cartello del Passo è l’unica forza che ti spinge a sfidare i tuoi limiti.

A distanza di tempo, ho ritrovato l’amico Piero: è diventato un maniaco della preparazione. Ora segue le tabelle di allenamento e fa le SFR (salita di forza resistenza); si allena progressivamente e fa una meticolosa preparazione invernale, perché si ricorda le mie parole, quando gli raccontai che i miei vecchi preparatori dicevano che: “le gare si vincono d’inverno”. 

È diventato un buon ciclista e si allena con cosciente prudenza. Ma tutto è iniziato da un sogno, da una follia, e dentro di lui continua a sognare nuove salite e nuovi obiettivi.  Il motivo che porta molti ciclisti e molti organizzatori a cimentarsi nelle prove extreme sta tutto in quel sogno. Nella magica emozione di raggiungere il punto della montagna in cui non si può salire oltre; ti metti la mantellina perché sai che da lì in poi è tutta discesa. È il punto in cui l’aria è fresca e pulita e tu ti senti un gigante guardando tutti quelli che sono arrivati fin lì con mezzi a motore. 

Le prove extreme incarnano quel sogno e si pongono l’obiettivo di stimolare i ciclisti a superare i propri timori. Perché, diciamocelo, un ciclista che arriva fresco al traguardo non è un ciclista; e tantomeno un randonneur. I randagi, naturalmente sono andati oltre, come amano fare. Hanno trovato l’extreme anche dove non c’è. È bastato aggiungere uno zero ai classici 100 chilometri percorsi da un ciclista tradizionale la domenica mattina. Fare un viaggio di mille chilometri è molto extreme anche senza scavalcare le montagne.

E non ha meno fascino. Per fare un viaggio del genere ti devi procurare alcune cose indispensabili, che se vuoi ti elenco di seguito. Devi procurarti innanzitutto lo stesso tipo di sogno che aveva Piero: senza quello non uscire neanche di casa. Devi portarti dietro la volontà di adattarti a quello che troverai; il desiderio di stupirti davanti a un tramonto; la voglia di non avere voglia di tornare a casa. La curiosità delle sensazioni che solo una notte sui pedali è in grado di darti. 

Conosci qualcosa di più estremo?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...