IL FASCINO DISCRETO DEL RISULTATO

a cura di Concetta Mauriello

Quando è stato proposto da Mino il tema di questo numero de Il Randagio – Extreme e dintorni – non ho avuto dubbi su chi potesse trattarlo! Gabriella Concilio, ciclista lenta (ma non troppo) e vicepresidente della nostra piccola ASD, eletta simpaticamente come “la donna dei segmenti” (Strava!).

Come me e i nostri amici, non ha alcuna velleità ciclistica extreme (almeno per ora!), ma ha un’anima competitiva e non si lascia mai scappare le sfide. Spesso ci siamo ritrovate a riflettere e a chiacchierare su temi come la motivazione che spinge un cicloamatore oltre i propri limiti, la performance a tutti i costi, la competizione che comporta sforzi fisici impegnativi, la fascinazione che crea il risultato nel randonneur.

Vi lascio alle sue personali divagazioni sull’argomento: buona lettura!

In una vita che ci chiede “il risultato” ad ogni costo, che ci chiede di essere performanti pure al saggio di quinta elementare, una “frangia” di sportivi rivoluzionari, tenaci e dediti alla sofferenza, i Randonneurs, ha fatto della rinuncia alla competizione il proprio mantra, sovvertendo (forse!) l’idea che non esista atleta senza una gara.

E’ proprio in quel “forse” che si cela la vexata quaestio che ha incuriosito qualche Randonneur della domenica (come chi scrive) e dato da pensare a chi ha contribuito alla nascita e crescita del movimento qui al Sud.

Chiunque voglia dare una definizione di Randonnée userebbe frasi di questo tipo “NON E’ UNA COMPETIZIONE” o “E’ UNA PROVA SENZA CLASSIFICA”…e allora questo Randonneur è una specie di cicloturista ma molto più allenato che ha l’unico obiettivo di arrivare in fondo all’evento godendo di paesaggi e gastronomia o, in fondo, è un agonista che corre per la prestazione e per il trofeo?

E’ chiaro che non può esserci una risposta valida per tutti.

Non so quanti atleti da testa bassa e occhio al cronometro ci siano nel nostro circuito, io ne ho incontrati pochissimi (forse perché solitamente navigo nelle retrovie!) al contrario seguo le gesta di molte ASD e atleti impegnati a confrontarsi per la conquista di diversi trofei. In fin dei conti quindi coloro che costituiscono la base solida del movimento gareggiano, eccome.

L’idea stessa di Mariano Russo di dar vita al Rando Tour Campania nasceva dal voler incanalare in un circuito di eventi due elementi fondamentali: la voglia dei ciclisti di essere parte di un viaggio e, non da ultima, la voglia di primeggiare.

E così nel 2016 è scoccata una scintilla che si è propagata attraverso tante gambe, su mille strade e in infiniti racconti diventando un vero movimento. Sì, perché prima del RTC, come ci ricorda Mariano, pilastro del mondo Rando dai suoi esordi in Italia, gli eventi organizzati si contavano sulle dita di una mano e vedevano la partecipazione di poche decine di ciclisti. Parla del RTC come della sua creatura Mariano, mi dice che “l’idea era di coinvolgere le ASD già iscritte ad ARI e di mettere in palio la maglia di vincitore regionale sia a squadre che per singoli” (donne e uomini). Così facendo si stimolavano le ASD ad organizzare le proprie manifestazioni incrementando il numero di Randonnée e di conseguenza la partecipazione complessiva di atleti.

Quello che è successo dopo è stata un’escalation che ha portato non solo ad un fitto calendario di eventi in Campania, ma anche, per tornare alla domanda che ci eravamo posti, ad una serrata competizione per le maglie regionali prima e nazionali ai giorni nostri.

A questo punto, sento la necessità di ascoltare Giuseppe Gallina, il grande stratega di questa crescita. Raccolto il testimone da Mariano ha continuato a lavorare seguendo il suo personalissimo credo, il racconto del territorio. E’ questo che sono per lui le Randonnée, un viaggio di valorizzazione del territorio e di promozione del cicloturismo.

Per Giuseppe la sola presenza di un circuito, anziché di singoli eventi è un fattore di crescita del movimento perché “aggrega un insieme di individui che si indentificano in un unico obiettivo  e perché in questo modo il successo, la crescita di ogni singolo evento, come la Randonnée Reale, diventa crescita dell’intero movimento”.

Ma è indubbio”, continua Giuseppe, “che la  presenza di un campionato ha stimolato uno spirito agonistico, sia delle ASD che dei singoli, che ha sicuramente amplificato la partecipazione degli atleti” e anzi, aggiungo io, oggi sono le ASD stesse a stimolare la trasformazione di molti “Randonneur per caso” in “Randonneur per un obiettivo”!

Il fatto è che saremo pure un po’ lenti, ma per andare lontano servono cuore, gambe e la costante spinta della motivazione, qualcosa che il Randonneur cerca e trova il più delle volte dentro se’, misurandosi con i propri confini, ma il gusto della competizione, il voler emergere dalla folla dei partecipanti sono sentimenti istintivi per uno sportivo e forse per l’uomo in generale, mettiamoci poi che oggi ognuno ha a disposizione il vasto pubblico dei social a cui mostrare le proprie imprese ed ecco che gli stanchi ciclisti solitari delle prime Randonnée si sono trasformati in folti gruppi alla conquista del risultato.

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