GIANDONATO BAVA E LA NORTH CAPE 4000

a cura di Cinzia Vecchi

Giandonato approda alle randonnee nel 2017, partecipando alla sua prima 400 km. Da quella prima randonnée ha preso parte a diverse over 1000 km, tra le quali la Parigi Brest Parigi, la Sicilia No stop e Alpi4000. Si è, inoltre, cimentato sui percorsi di alcune tra le più impegnative Super Randonnée. Insomma Giandonato non si lascia certamente spaventare dai lunghi kilometraggi sui quali, anzi, si trova decisamente a proprio agio. Non poteva, pertanto, lasciarsi sfuggire una straordinaria avventura come la North Cape 4000. Questo il racconto di 4.500 km a pedali attraverso l’Europa sino a giungere al punto più a nord del nostro continente.

Sono un Randonneur di non vecchissima data: ho pedalato la mia prima 400 Km nel 2017 e, da allora, ho partecipato, divertendomi, a tanti eventi. La mia diversamente giovane età mi ha complicato le cose e, lo scorso anno, per superati limiti, non ho potuto iscrivermi alla 1001 Miglia.  Che fare? Rinunciare a qualche bella avventura, diventare un pantofolaio? Certo che no!

Ho scoperto la bellezza delle Super Randonnée: 600 Km con oltre 10.000 metri di dislivello da percorrere in autonomia, turisticamente o con il tempo limite di sessanta ore. L’aver scoperto tale bella opportunità, con la Prealpina dell’amico Fulvio Gambaro, la 3 Nazioni (Tour Mont Blanc) Biella- Biella, fatta con Silvano Tomasi, e la Monti Liguri di Levante pedalata, in parte, con Daniele Bonvicini, mi ha anche spinto a organizzare il percorso della SR Bel Piemonte, percorribile in tutte le stagioni e che attraversa i più bei posti del Piemonte. Succede anche che, parlando con Aris Quadri, mi annuncia che festeggerà i suoi 50 anni partecipando alla North Cape 4000.  Che fare? Voglio anch’io festeggiare i miei…anta! Ed eccomi iscritto.

La North Cape 4000 è una gara Ultra Cycling, senza supporto e in assoluta autonomia, di 4.500 chilometri e 32.000 di dislivello che attraversa il continente Europeo, 11 nazioni, partendo da Rovereto per giungere, infine, a Capo Nord. Ho preso la decisione dopo l’analisi del percorso, del tempo massimo, 22 giorni, che dovrebbe essere alla mia portata, e con la volontà di concorrere nel più vero spirito Rando: fare una nuova esperienza, con un viaggio impegnativo ma avvincente, di una lunghezza e durata, per me, inusitate, ma senza alcuna ansia da prestazione godendo in pieno l’avventura.

Il Virus ha poi complicato il tutto, facendo annullare la partenza prevista lo scorso anno e tenendo nell’incertezza, fino a giugno, la possibilità dello svolgimento quest’anno. Fin da inizio stagione ho tenuto presente che avevo un impegno su lunga distanza in luglio, ma, alla fine, ho percorso il mio normale kilometraggio e fatto nulla di particolare. Anche il mezzo che ho utilizzato rientra nella più completa normalità: avevo fatto approntare un nuovo telaio, che avrebbe dovuto essere più confortevole, equipaggiato con i freni a disco, un gruppo più moderno e rapporti leggermente più agili ma, alla fine, ho scelto di utilizzare la vecchia e fida bici da strada in carbonio con il solido e datato gruppo SRAM Apex, Compact 50/34 a 10 rapporti 11/32, cerchi in alluminio Deda Elementi Zero 2, copertoncini da 25 Vittoria Zaffiro, freni tradizionali. Insomma, quanto di più normale, basico e ultra-collaudato, per un peso di circa 8 Kg a nudo. Il tutto verificato e messo a punto, in modo impeccabile, dal fido Paolo Capella. Una scelta che mi ha dato sicurezza e tranquillità. Per quanto riguarda il bagaglio ho scelto di utilizzare un borsone sottosella, una borsa al manubrio, una al tubo orizzontale e una borsettina sopra il tubo orizzontale. Questo allestimento ha fatto lievitare il peso a circa 16 Kg. Gran parte dell’abbigliamento che avevo portato è rimasto inutilizzato: infatti ho sempre utilizzato, con gli opportuni lavaggi, gli stessi pantaloni e maglie; hanno funzionato benissimo il giacchino tecnico, il copri pantalone e le galosce copri scarpe per la pioggia (che non è mancata ed è stata talora importante).

La partenza è avvenuta da Rovereto (TN) il 24 luglio per 198 concorrenti, il tempo limite era fissato in 22 giorni e questi gli Stati da attraversare: Slovenia, Croazia, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia e Norvegia.

Quattro i passaggi con obbligo di firma:

·        G1 – Lago Balaton (Hungary)

·        G2 – Cracovia (Poland)

·        G3 – Riga (Latvia)

·        G4 – Rovaniemi (Finland)

Termineremo l’impresa in 110 ed io, di 77 anni, il meno giovane alla partenza e il meno giovane tra gli arrivati, senza fare nulla di particolare, arriverò prima del centesimo in 506 ore di tempo totale, di cui 286 in bici e 226 effettivamente pedalate, alla media di 20,7 Km/h, con un giorno d’anticipo sul tempo consentito.

È stata una bella soddisfazione ed un’esperienza diversa da PBP, 999, Alpi 4000 o le Super Randonnée di cui avevo già esperienza. La prospettiva della lunga durata dell’impegno induce ad un più attento utilizzo delle energie disponibili; la mancanza di supporti, il territorio completamente nuovo ed estraneo, il problema delle lingue e dell’alimentazione introducono ulteriori problematiche da gestire, il tutto, però, gratificato da paesaggi, città, scoperte e novità che sono un premio alla fatica del pedalare.

La prima settimana l’ho vissuta con grande intensità sia per il gran caldo, che per gli importanti dislivelli (circa 16.000 metri su 1.500 Km, entità paragonabili alla 1001 Miglia) e perché fatti ai ritmi dettati dai giovani compagni di gruppetto: Massimo Perassi, Daniele Bonvicini, Marco Casadio e Gianluca Gallegati. La saggezza mi ha imposto, successivamente, di affrontare secondo le mie esigenze e la mia esperienza, quello che mi restava davanti e cioè circa 3.300 Km e lasciare che i quattro amici continuassero ai loro ritmi: infatti sono arrivati a Capo Nord ben tre giorni prima di me.

Ho anticipato le partenze alle ore più fresche, ridotto le velocità ed allungato i tempi in bici per cui , aiutato anche da una riduzione del caldo, tranquillamente e senza grossi imprevisti,  ho fatto quanto mi mancava alla conclusione, percorrendo oltre 2.000 Km in solitudine assoluta. Certo, problemi ci sono stati: errori di percorso con deviazioni anche abbastanza lunghe, crisi di fame e di sonno, incomprensioni con il personale del traghetto tra Tallinn e Helsinki, per cui mi hanno tolto sei ore di sonno, ma tutti eventi che, cercando di non perdere la calma ed il controllo, ho superato ed hanno dato un pizzico di “suspense” all’avventura.

Quello che più mi ha colpito sono stati la civiltà, l’educazione ed il rispetto per il ciclista in tutti gli stati attraversati: niente clacson, sorpassi solo dove consentito e con abbondante rispetto delle distanze di sicurezza, ampie piste ciclabili con diritto di precedenza, inoltre, niente muri imbrattati, strade, salvo rare eccezioni, perfettamente tenute e senza buche. Restano nel ricordo le pianure coltivate di Ungheria e Polonia, i loro vecchi villaggi di casette in legno perfettamente conservate, i boschi, i laghi, le grandi distanze quasi spopolate di Finlandia e Norvegia; le numerose renne ai bordi delle strade, le cicogne, sempre in coppia, dall’Ungheria fino all’Estonia, il severo ambiente della tundra, le ondulate coste dei fiordi e la terrificante galleria che porta dalla terraferma all’isola di Magerøya, dove è situato Capo Nord.

Le capitali e le grandi città attraversate: Cracovia, Budapest, Riga, Helsinki, con i loro centri storici pulsanti di turismo e le periferie piuttosto uniformi e che, talora, sono state un problema per seguire correttamente il percorso prefissato; la grande cura, ovunque, degli spazi verdi pubblici e privati. L’evolvere del parco automobilistico da Slovenia e Ungheria, piuttosto datato, al lusso ed elettrico della Norvegia. Il fluire del turismo nei tanti campeggi della regione dei laghi in Finlandia. I colori e le luci del cielo, talora plumbeo o nuvoloso, che si riflette nell’acqua dei laghi, la lunghezza delle giornate che ha fatto sì non fosse necessario usare le luci. Ma più di tutto è stata sorprendente la capacità del mio fisico di adattarsi allo sforzo ed all’impegno richiesto: progressivamente i problemi di dolorini e affaticamento sono quasi scomparsi in un progressivo adattamento di ritmi e modalità alle energie ancora disponibili e mai ho dovuto superare il sottile limite tra fatica e sofferenza.

Gli ultimi 1.100 Km li ho percorsi in compagnia di un nuovo amico: Giuseppe Favero di Conegliano Veneto. Le nostre strade si sono incrociate in un albergo ad Alojas e, dopo tempistiche diverse, ci siamo fatti compagnia e dato reciproco sostegno da metà Finlandia sino all’arrivo e anche dopo, nelle varie operazioni di imballaggio bici e trasferimento all’aeroporto di Alta.

Un aiuto importantissimo ed una tranquillità nel viaggiare ci sono venuti da Silvia, Andrea e Stefano che, da casa, ci seguivano grazie al GPSR, verificavano che continuassimo ad esistere e ci hanno trovato le varie sistemazioni a fine giornata: un di più indispensabile!! Un’esperienza ed un bel viaggio, aldilà dell’aspetto competizione insito nella North Cape 4000, che mi fanno riflettere sulla potenzialità di percorsi, anche su lunghissime distanze, che potrebbero essere Ultra Super Rando permanenti, nuove sfide e nuove avventure in bici.

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