EXTREME: LE ORIGINI

Che le randonnée siano atterrate in Italia nel 1999 con un volo proveniente da Parigi ormai lo sappiamo tutti e non lo stiamo a ripetere. Che poi ci sia stata un’evoluzione quasi esponenziale fino ad arrivare a contare quasi 300 manifestazioni è altra cosa nota.

Quello che non è del tutto nitido è quando i randonneur siano diventati più masochisti di un martire, adottando percorsi di alta montagna su distanze da capogiro.

Pare che la prima sfacchinata di questo tipo sia da ricondurre alla cosiddetta Randonnée 8000, organizzata dal piemontese Ivano Vinai nell’anno del signore 2004. Ivano faceva parte dello staff organizzatore della blasonata Gran Fondo Fausto Coppi di Cuneo, quando gli venne l’idea di affiancare alla prova tradizionale una randonnée dal chilometraggio superiore ai 400 km, su e giù per le montagne del profilo francese.

Ivano spiega che “8000” è un numero ben conosciuto dai cultori dell’alta montagna, un po’ perché ricorda le più alte vette presenti su questo pianeta e un po’ perché è considerata “l’altitudine della morte”.

Il percorso si snodava sulle montagne della zona come Lombarda, Bonette, Vars, Agnello, Fauniera eccetera..  insomma, non proprio una passeggiata.

E infatti la sfida era doppia: da un lato quella che avrebbero affrontato i coraggiosi partecipanti e dall’altro la sfida degli organizzatori che non si aspettavano una cospicua quota di iscritti.

Ma le sfide furono vinte entrambe, tanto che ben 124 ciclisti incoscienti si presentarono ai nastri di partenza, snobbando la luccicante granfondo a latere e cimentandosi in un’avventura lunga e polverosa come la Rando 8000.

Due anni dopo venne rinnovata la prova più o meno alle stesse condizioni, mentre dopo un’ulteriore biennio l’evento si trasformò nella “Super Randonnée 2008”, sempre formalmente legata alla granfondo Fausto Coppi, ma sempre più in cerca di una dimensione tutta sua, diversa e ben distante dalla filosofia dei gran fondisti.

Ivano gettò una pietra miliare nella gestazione delle “super randonnée”, che furono poco dopo codificate dai francesi di ACP, assumendo le caratteristiche che perdurano ancora oggi. 

Di li a qualche tempo, nella stessa regione nacque il Tour Blanc Rando con base a Biella, una lunghezza da 600 km e un percorso costruito sulle pendici del Monte Bianco, il massiccio più alto d’Europa. L’artefice fu Enrico Peretti, figura di primo piano ancora oggi nella compagine di Ari.

La rando di Biella si svolge ancora oggi con cadenza biennale e ci fu anche il tentativo di trasformarla in un brevetto da 1.000 km. L’esperimento del 2014 non ebbe fortuna in quanto quell’edizione fu funestata da un meteo avverso e ben pochi riuscirono a concluderla. Il Tour Blanc Rando, tuttavia, mantiene intatto il suo fascino e risulta essere una delle randonnée più ambite dagli amanti della montagna. 

Furono gli anni in cui nacquero anche il Tour d’Ortles e la Valtellina Extreme. Il primo a Merano fu concepito dal compianto Giancarlo Concin, mentre il secondo prese corpo a Bormio da un’idea di Mario Zangrando. Entrambi celebrano il rito dello Stelvio e del Gavia, anche se su distanze e modalità diverse.

Negli anni appena successivi al 2010, il movimento rando ebbe una notevole crescita e parallelamente si moltiplicò anche l’interesse per l’extreme. E’ difficile citare tutte le iniziative che sorsero in quel periodo.

La Valcamonica Extreme di Fulvio Gambaro ebbe un bella risonanza, così come la Rando dei Frontalieri. E sempre il buon Fulvio ebbe l’intuizione nel 2013 di organizzare la prima “Super Randonnée” italiana, con le caratteristiche che oggi vengono attribuite a questo tipo di prova. Stiamo parlando della Prealpina, con base di partenza a Castano Primo e forma di “brevetto permanente”, che prevede piena libertà del partecipante a scegliere la data in cui correrla.

In quel periodo cominciò ad affermarsi anche la formula dell’ultracycling, che con le randonnée condivide la lunghezza (e la durezza) dei percorsi, ma poco altro. Essa prende origine dalla regina della categaria, la Race Across America e viene applicata anche a distanze meno folli. Alcuni temerari italiani parteciparono alle ultra straniere come la RATA (benchè il percorso fosse quasi interamente italiano) o l’italiana Ultracycling Dolomitica, in memoria dell’ex professionista Vito Favero.

Ispirata a quest’ultima prese vita anche la Randolomitics di Maurizio Barbolini, oggi ribattezzata Dolomitics, nello spettacolare scenario delle montagne da cui prende il nome. 

E sempre in tema di Dolomiti, non possiamo non ricordare la Super Randonnée delle Dolomiti, di Pietramurata, organizzata da Fabio Albertoni, che ha affiancato la Prealpina nei primi anni di sviluppo di queste prove, seguita a breve distanza dalla Super Randonnée dei Cento Bersaglieri di Giorgio Musseu Murari.

In Italia non è difficile trovare le montagne, come non è difficile trovare gente che si diverte a scalarle.

Non è necessario che una randonnée debba essere per forza estrema, ma che piaccia o no, la categoria “extreme” in Italia è di casa. 

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