La “vALTELLINA eXTREME” DI gENNARO lAUDANDO

A cura di Cinzia Vecchi

Le “Cronache di ARI” arrivano sui grandi passi alpini attraverso le parole di Gennaro Laudando, randonneur originario della provincia di Caserta, appartenente alla ASD Veloclub Ventocontrario, presenza fissa a numerose randonneé, macina migliaia di km da nord a sud dell’Italia, attualmente in vetta alla classifica del campionato Italiano ARI al quale ha già partecipato nel 2019. Al suo attivo ci sono la Parigi Brest Parigi e la 6+6 Isole, entrambe conquistate nel 2019. Sempre nel 2019 si è classificato al primo posto nel Rando Tour Campania. Si è cimentato, inoltre, nell’Everesting Tradzionale e nel 10 k Roam.

La Valtellina Extreme è stata sempre il mio sogno, e ciò per il luogo dove viene organizzata, Bormio; perché al mare preferisco di gran lunga la montagna e per i passi che si scalano: doppio Mortirolo, doppio Gavia, doppio Stelvio, tutti da entrambi i versanti più noti e, ancora, Bormio 2000, Foscagno e laghi di Cancano. Sono tutte salite che la maggior parte dei ciclisti affronta singolarmente, o, al massimo, due per volta. Oltretutto la prova era valida per il Campionato Italiano ARI al quale sto partecipando.

Chiamo il mio Maestro (Giuseppe Leone) e gli chiedo se in quaranta ore, tempo limite per concludere il brevetto di 420 km e 12292 metri di dislivello, si possa fare. Lui mi risponde:  “Tranquillo, si fa, ti faccio compagnia io”. La sua risposta mi rassicura, è come se metà randonnée già l’avessi già fatta, perché quando viaggi con randagi di esperienza come lui ti sembra tutto più facile. Facciamo l’iscrizione e pianifichiamo il tutto; ci diamo appuntamento per il venerdì, ci incontriamo ad Edolo, ad ora di pranzo, e proseguiamo insieme fino a Bormio, dove andiamo a ritirare il pacco gara. 

L’adrenalina inizia a salire. Il sabato, giorno della partenza del brevetto, la sveglia suona poco dopo le 3.00 e, qualche minuto dopo le 4.00, siamo al Centro Sportivo, dove la U.S. Bormiese ci ha preparato una colazione di tutto rispetto. Siamo lì già in tanti, e la tensione è palpabile. Ecco che arriva anche Donato Agostini: un saluto veloce e, alle 5 esatte, si parte. Si formano i vari gruppetti e si va spediti perché il primo tratto, da Bormio a Mazzo, da dove affronteremo il Mortirolo, è tutto in discesa.

In questo primo tratto foro due volte e il gruppetto se ne va. Restiamo io, Leone e Donato; sostituisco la camera d’aria e ripartiamo in direzione Mortirolo. Durante il tragitto Leone mi da alcuni suggerimenti su come affrontare la salita. Inizio la prima scalata di giornata, il Mortirolo da Mazzo, e subito le pendenze si fanno dure, a doppia cifra. Il Capitano resta qualche km con me e, dalla sua esperienza, capisce che sto gestendo la salita bene così ci separiamo, perché su queste salite ostiche ognuno sale meglio andando del proprio passo. Continuo la mia scalata verso la vetta dove mi  attende il Capitano; foto di rito e si riparte in direzione della seconda salita, il Gavia. Una breve sosta al bar prima di ricominciare a salire. Il primo tratto del Gavia sale tranquillo; poi la strada si restringe  e iniziano le difficoltà dovute alla viabilità, in quanto il traffico è piuttosto sostenuto, per le pendenze e, infine, perché molti tratti di strada sono sprovvisti di parapetto quindi bisogna stare molto attenti. Ogni tanto mi fermo per ammirare il panorama e a scattare qualche foto; arrivo in cima, effettuo il controllo, una foto di rito, indosso la mantellina per la discesa e andiamo verso Bormio per chiudere il primo giro. Arrivati nella  sede della Bormiese, dove è allestito un vero e proprio ristorante, ci sediamo ci portano il menù dei primi e scegliamo entrambi pappardelle al ragù di cervo; terminato il pranzo, prendiamo un caffè e ripartiamo per il secondo giro Gavia/Mortirolo. Dopo pochi km ho un problema tecnico alla bici che mi fa perdere un po’ di tempo dico a Leone di continuare e che ci saremmo incontrati alla fine del secondo giro.

Arrivo a Bormio  in serata, chiamo Leone per chiedere il da farsi,ma lui è in albergo per una sosta tecnica di qualche ora per ricaricare il telefono e il Garmin; allora decido di partire da solo per il terzo giro. Mi preparo con l’abbigliamento invernale per affrontare il doppio Stelvio, temuto da tutti. Verso le h. 23 riparto da Bormio per affrontare la prima scalata allo Stelvio a metà salita quasi mi addormento in bici; la fatica si fa sentire, cerco di concentrarmi sulla salita ma non ci riesco allora decido di fermarmi qualche minuto a riposare. Pochi minuti e riparto, la strada è ancora lunga. Arrivo in cima, indosso il giacchetto in gore-tex, i guanti invernali e lo scaldacollo per la discesa e parto. Durante la discesa mi sforzo per rimanere sveglio ed ecco che mi arriva la telefonata del mio amico randagio Giosuè Picone, il quale è in contatto telefonico con me da quando è iniziata la randonnée; è come se stesse pedalando con me.  Arrivo giù, breve sosta e riparto  per affrontare lo Stelvio per la seconda volta;  durante tutta la salita mi concentro con il solo obiettivo di raggiungere Bormio dove, infatti, arrivo a giorno inoltrato. Vado in albergo per una doccia, e un’oretta di sonno. Aspetto Leone che ritorna dal terzo giro, mangiamo qualcosa e si riparte assieme per il quarto ed ultimo giro.

Affrontiamo con calma Bormio 2000 e, da lì, andiamo in direzione Passo Foscagno. Iniziata da poco la salita, il tempo cambia velocemente, come spesso succede in montagna, ed inizia a cadere qualche goccia che, di lì a poco, diventerà pioggia battente. Arriviamo sul Foscagno con non poche difficoltà a causa del vento forte, della pioggia, della stanchezza e del bisogno di dormire. In discesa, poi, le auto ci sfrecciano a fianco, mentre io sento che il fisico mi sta abbandonando. Non riesco a bere, a mangiare e a deglutire, mi sforzo ma non ci riesco. A fine discesa avverto Giuseppe di fermarsi al primo bar; un  caffè doppio, 5 m di pausa e ripartiamo. Il caffè, per fortuna, fa effetto e mi da un po’ di carica.

Ci sono, però, ancora le Torri di Fraele da scalare. Il tempo scorre e mancano solo 3 ore allo scadere del brevetto. Per tutta la salita che ci porta ai laghi di Cancano il Maestro mi continua a spronare e incitare; finalmente, distrutto, arrivo in cima, passiamo 2 gallerie e si apre un panorama mozzafiato che mi fa dimenticare la stanchezza. Timbriamo il controllo e ripartiamo in direzione Bormio, per fortuna ha anche smesso di piovere. Durante la discesa per Bormio, rivivo tutti i momenti di questa avventura e cerco di capire come  una persona alta 190 cm. e che pesa 90 kg., quindi con un fisico non adatto a queste salite hors categorie, abbia potuto compiere un’impresa del genere. All’arrivo a Bormio ci stavano aspettando tutti gli organizzatori, mia moglie Angela e Donato. In pratica io e Leone siamo stati gli ultimi 2 ad arrivare ma in questo tipo di ciclismo il primo e l’ultimo sono allo stesso livello, basta rispettare il tempo limite di 40 ore e noi abbiamo impiegato 38 ore e 50 minuti.

Gennaro Laudando insieme al Capitano Giuseppe Leone e Donato Agostini

Ad oggi riguardo le foto del percorso e ancora non credo a quello che ho fatto. Forse sarà un sogno ma a volte i sogni si avverano, e il mio si è realizzato. Ringrazio il mio Maestro Giuseppe Leone che con la sua infinita esperienza mi ha permesso di concludere questa manifestazione, ringrazio Giosuè Picone, che è stato costantemente in contatto telefonico con me e mi ha incitato in continuazione e tutti gli amici randagi che mi hanno seguito e incitato tramite i social. Un ringraziamento speciale a mia moglie Angela ed infine ringrazio Mario Zangrando e tutti i componenti della U.S. Bormiese, che, durante tutta la randonnée, ci hanno deliziato di ogni cosa.

Gennaro Laudando

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