CHI VINCE LE RANDONNEE?

A cura di Mino Repossini

Sono entrato nel mondo delle randonnée nel 2007.  Le randonnée esistevano da pochi anni e già sentivo dire che erano diventate come le granfondo. Che si era perso lo spirito randagio e che l’agonismo aveva soppiantato le belle pedalate in compagnia. Ed era solo il 2007!

Oggi sento ripetere questa cosa con insistente ricorrenza e mi chiedo se sia fondata oppure sia figlia di una velata nostalgia che i più esperti esprimono per sottolineare il bel tempo che fu. Per prima cosa, occorre dare una dimensione al fenomeno: se su cento partecipanti, alcuni scienziati interpretano la randonnée come una tappa del Giro d’Italia, non significa che le rando sono diventate come le Granfondo, significa che qualcuno non ha capito che cosa sta facendo. Se c’è un gruppetto di pseudo agonisti a fare da apripista, non dobbiamo dimenticare che ci sono decine e decine di altri ciclisti che interpretano la randonnée come si deve. E’ una questione di statistica. Non diamo troppa importanza a qualche “diversamente intelligente” a scapito della grande maggioranza che ha capito bene cosa sia lo spirito rando.

Detto questo, dobbiamo ammettere che l’agonismo nelle randonnée esiste, ma probabilmente va distinto tra agonismo buono e agonismo cattivo. E distinguere non è sempre facile. Sono certo che molti classificherebbero lo “sfidare se stessi” come una sana forma di miglioramento individuale. Ma molti altri la farebbero rientrare tranquillamente nella categoria dell’agonismo più cieco. Visto da un esterno, infatti, un ciclista che punta all’Alpi 4000 è un fanatico. Poco importa sottolineare che se la prende con calma: è pur sempre un attempato personaggio che affronta 1.500 km con oltre 20 mila metri di dislivello, a qualunque temperatura, viaggiando giorno e notte.

E’ difficile spiegare all’esterno che si tratta di un placido randonneur e non di un fanatico estremista delle due ruote. Tuttavia, nel nostro ambiente questo viene definito “agonismo buono”. Così come le nutrite squadre di randagi che partecipano allegramente al Campionato Italiano oppure ad una challenge locale della Campania, del Veneto o della Sicilia, vengono classificate come “agonismo buono”. Un ciclista che guarda quanto tempo ha impiegato per fare una randonnée e lo confronta con il suo tempo dell’anno prima è “agonismo buono”; se lo confronta con un altro ciclista è “agonismo cattivo”. Sottile differenza, consentitemelo. Alcuni sostengono che dipende dalla velocità con cui si pedala. Se viaggi forte sei un agonista, se vai piano non lo sei. Come a dire che un ciclista forte è un fanatico e un brocco è un randonneur. Secondo me è totalmente sbagliato. Conosco veri randonneur che viaggiano a velocità di tutto rispetto, ma non lo fanno per battere gli altri partecipanti: semplicemente hanno un motore migliore perché più dotato o perché più allenato. Insomma, non dipende dalla velocità, ma dall’atteggiamento che si adotta.

Fino a qualche anno fa, si vedevano scene di gruppetti scafati che arrivavano al punto di controllo prima dell’apertura del cancello e pretendevano di ricevere il timbro per poter ripartire subito. Deplorevole comportamento. Mi sbaglierò, ma non mi sembra di aver visto episodi del genere negli ultimi anni, se non in rare e circoscritte occasioni. Forse il meccanismo della “finestra di passaggio” è stato acquisito dai ciclisti con ritardo, ma in fondo è stato conquistato.

Del resto, provate a dare un’occhiata ai tempi delle omologazioni pubblicate da Ari. La stragrande maggioranza dei partecipanti impiega molte ore a concludere i percorsi, anche quelli più brevi. Le medie sono molto lontane dalle velocità delle gare o delle ultracycling. Ci sono spesso gruppetti in avanscoperta che alzano la media, ma spesso sono semplicemente più esperti o più preparati. Penso che le ciclo pedalate non si debbano prendere in considerazione perché non rientrano nel mondo delle rando se non con fini promozionali o economici.

La contaminazione dei gran fondisti nelle randonnée è inevitabile in un settore in cui le nostre manifestazioni sono cresciute e si sono moltiplicate esponenzialmente. Anche in mezzo alle granfondo ci sono migliaia di inconsapevoli randonneur che si fermano a fare foto e sbranare i ristori.   Nelle prime posizioni delle GF viaggiano ciclisti che assomigliano ai prof, ma nelle retrovie c’è veramente di tutto.

E a proposito dell’agonismo dei gran fondisti vorrei esprimere un concetto che mi sta a cuore. Vorrei in particolare esortare chi legge a non perdere la misura delle cose: l’agonismo è un’altra cosa. Probabilmente molti lettori non hanno mai fatto vere gare ciclistiche. Magari qualcuno ha gareggiato tra gli amatori, ma la maggior parte non è mai stato juniores o dilettante. Entrare a sessanta all’ora all’ultima curva prima della volata è agonismo; rimanere in apnea con un colpo di reni sotto il traguardo è agonismo; arrivare all’arrivo con la febbre è agonismo; crollare a terra dopo l’arrivo è agonismo; sgomitare per un piazzamento è agonismo; rischiare di prendere pugni rompendo il treno degli avversari è agonismo; prendere grandi rischi in discesa per difendere 10 secondi di vantaggio è agonismo; svegliarsi al mattino con l’unica idea di mettere la propria ruota davanti agli altri è agonismo. Potrei andare avanti con mille altri esempi, ma credo di aver reso l’idea. Prova a osservare l’arrivo in volata di una gara di dilettanti. Ma non piazzarti sulla linea dell’arrivo: mettiti all’ultimo chilometro o a seicento metri del traguardo. Capirai cos’è l’agonismo. Il gran fondista che mangia velocemente al ristoro e riparte trafelato per non fare tardi, non è agonismo: è solo “avere fretta”. E’ un’altra cosa.

Forse sono un inguaribile ottimista e forse pecco di ingenuità; può anche darsi che sia miope di fronte a certi comportamenti, ma io credo che la maggior parte di coloro che amano le randonnée le rispettino e le vivano con il giusto spirito. Vedo gente amare il proprio viaggio.

Anche le randonnée si possono vincere: godendosele.

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...