1001MIGLIA GREEN REVERSE: COM’È ANDATA?

A cura della Redazione

Abbiamo rivolto questa domanda a un gruppo di amici che hanno partecipato. Queste sono le loro risposte.

Mark Thomas, presidente BRM, al via della manifestazione…

It was my pleasure to attend the 2021 running of the 1001 Miglia Italia (the Green Reverse edition). As the president of Les Randonneurs Mondiaux, I was pleased to see the great organization of the event and to witness the close attention paid to the safety of the riders (and the community) in this time of a global pandemic.

For me personally, my return trip to the 1001MI was not successful and I was a DNF before 600km.

Despite completing the 1001MI in 2016, I was not able to cope with the heat and the hills in 2021. Although I did not finish, I was able to enjoy the fine hospitality offered by Fermo Rigamonti and his team to me and to my friends on this ride.

A very big congratulations to all of the successful finishers and to the organizing team for a fine event.

È stato un piacere prendere parte all’edizione 2021 della 1001miglia Italia Green Reverse). Come presidente di Les Randonneurs Mondiaux, sono stato lieto di vedere l’organizzazione impeccabile dell’evento, a testimonianza della grande attenzione prestata per quel che riguarda la sicurezza dei ciclisti (e della comunità) in questo momento di pandemia globale.

Per me personalmente, il mio ritorno alla 1001miglia non ha avuto esito positivo e mi sono ritirato prima di 600 chilometri.

Nonostante abbia completato questo brevetto nel 2016, quest’anno non sono riuscito a far fronte al grande caldo e alle numerose salite.

Pur non avendola terminata, ho potuto godere dell’ospitalità di Fermo Rigamonti e della sua squadra nei miei riguardi e nei confronti dei miei amici durante il percorso. Veramente, congratulazioni a tutti i finishers ed all’organizzazione per aver dato vita ad un bell’evento.

Mark Thomas

Tanto bella quanto dura. Me la sono gustata fin dal primo metro. Complici le nuove normative, ho deciso di affrontarla in solitaria e ne sono uscito soddisfatto. Per carattere preferisco portare tutto il necessario senza affidarmi al bag drop, questo comporta un peso maggiore, certo, ma sicuramente una maggiore autonomia. In genere non faccio fotografie perchè difficilmente riuscirei a racchiudere in un’immagine tutte le sensazioni che si provano durante un tale viaggio. Tra le tante emozioni provate c’è anche un senso di colpa, riguarda il controllo/ristoro di Fombio, in questo caso l’ultimo prima dell’arrivo. Nelle precedenti edizioni, infatti, rappresentava il primo check-point  dopo la partenza e veniva quasi snobbato (da me compreso) talmente era la foga dei primi chilometri; invece questa volta ho avuto modo di constatare quanta passione ci hanno messo i ragazzi che lo gestivano, oltretutto essere accolti in un castello ha reso l’atmosfera ancora più magica. Credo che resterà ,per me; uno dei più bei ricordi di questa nuova 1001 miglia.

Stefano Ferrario

Un ricordo di questa nostra 1001miglia , che porteremo sempre nella mente, dopo aver vissuto questa incredibile avventura, tra le mille emozioni e le immagini che ancora ci par di vedere dinanzi agli occhi, c’è  quello dell’attimo vissuto fra la sesta e la settima tappa, dopo ben 600 km percorsi : transitavamo per la provincia di Siena, immerse tra i paesaggi quasi lunare delle Creste Senesi e le colline pettinate dei vigneti del Chianti , li, improvvisamente é nata la nostra colonna sonora della 1001 miglia …cantando a squarciagola il ritornello… “TANTO NE RESTANO MILLE…MA MILLE…MA MILLE…” !!! Chissà, forse ancora oggi, se qualcuno si trovasse a passare in quei luoghi , potrebbe ancora udire i nostri eco che rimbalzano nella valle !! ah ah ah !!!

Mony e Mary (Monica Percassi e Marilena Faccanoni)

Buona luce sta ai fotografi come buona strada ai randonneur e mai come in questa occasione le cose si sono unite in un connubio magico. Tutto questo è successo alla 1001 miglia dove in 1600 chilometri di strada abbiamo potuto assistere ad un susseguirsi di albe e tramonti spettacolari, dove dietro ad ogni curva si poteva gustare una cartolina della nostra meravigliosa Italia. Quando si passa in sella l’intera giornata la percezione del tempo avviene tramite luce e buio, tramite le ombre che si allungano andando verso sera e di notte il tempo è scandito dall’intermittenza delle lucine rosse degli altri partecipanti. Sicuramente la “luce” è il ricordo indelebile di questa randonnée che ha illuminato una settimana d’estate in giro per la nostra penisola, regalandoci emozioni infinite.

Cristan Pozzi

La mia 1001miglia… desiderata, voluta e ottenuta; 1600 km ricchi di amicizie, emozioni, fatiche ma soprattutto ricchi di colori,  dall’alba al tramonto, dall’azzurro al blu scuro della notte, tutto ciò non ha prezzo.
Con l’occasione ho potuto scoprire la nostra magnifica Italia; il momento magico per me e’ stato pedalare al tramonto sulle colline delle crete senesi; lì non smettevo più di guardarmi intorno, il sole era arancione, tutt’intorno era arancione!!!….è proprio vero: quando le emozioni sono più forti delle fatiche, i km passano senza quasi accorgersi. Durante la notte, poi, accompagnata dalla compagnia degli amici, ci si trova a pedalare in un magico silenzio. (…e senza auto!!). Insomma un’esperienza da vivere per tutto quello che ti può offrire: attimi attimi e attimi ancora.

Mariagrazia Bottin

L’emozione più grande della mia 1001miglia? Dover prendere una decisione se partire o non  partire. Sì, perché il destino a volte ti mette alla dura prova: prima i nostri amici e compagni di mille avventure (Rosy e Franco) che rinunciano a partire a seguito di un incidente occorso proprio in sella alla bicicletta, poi mio marito il quale, pochi giorni prima, inizia a star male e si trova anch’egli impossibilitato a prendervi parte.
Insomma, per un momento mi è crollato il mondo addosso. I giorni alla partenza erano ormai pochi e dovevo decidere. Penso, ripenso, valuto e rivaluto ed alla fine raccolgo tutte le mie ultime forze e decido di partire, grazie anche al coraggio trasmesso dai mie compagni Gaspare, Rosy e Franco.  
Mi accordo con due amiche randagie: Mariagrazia e Aurora, con le quali ci diamo appuntamento alla partenza, a dirla tutta pero’, alla partenza avevo il magone, Il mio cuore diviso, ero molto emozionata ma dovevo essere forte e così mi faccio di nuovo coraggio, saluto mio marito  e parto per questo lungo viaggio. Ero concentratissima e il  cuore batteva forte. Devo ringraziare Mariagrazia e Aurora che hanno capito che ero molto tesa e cercavano, cosi’,  di farmi distrarre.
Strada facendo, dopo un paio di giorni, per il timore di mettermi accusare ritardo rispetto a quanto mi ero prefissata con la mia tabella di marcia, decido di staccarmi da loro, con grande dispiacere. Cosi’ho iniziato ad avvicendare i miei compagni di viaggio, inoltre più andavo avanti più l’adrenalina aumentava in me, non avevo sonno, approfittavo della notte per continuare a pedalare pur avendo addosso tanta paura, ma poi una buona sensazione nel percepire che l’alba giungeva prima del previsto e tutto allora tornava normale e i chilometri passavano, il coraggio aumentava in me.
Al controllo di Lugo una grande emozione: vedo mio mqrito ad attendermi , insieme ad alcuni amici, tra cui Loredano C., colui che anni addietro mi ha trascinato nel mondo dei randagi.
La voglia di arrivare sale sempre di più così saluto e si riparte, di nuovo con un gran magone, per raggiungere il prossimo controllo a Massa Finalese dove trovo Angela e Cinzia che mi accolgono a braccia aperte, ma non voglio tardare molto, riparto alla svelta, non manca molto dico tra me e me. Il caldo, pero’, della pianura, il giorno successivo, diventa un ulteriore problema da affrontare, ma avevo sempre meno strada da percorrere e questo mi dava forza. E le forze le raccolgo proprio tutte ed eccomi infine a raggiungere la meta di Parabiago dove trovo ad aspettarmi una mia grandissima amica che, nonostante i suoi problemi, era li pronta ad abbracciarmi.
L’emozione è stata grande non riuscivo più a parlare! Un’eperienza davvero stupenda quanto persone ho conosciuto durante il viaggio!


Francesca Giammarinaro

SOLIDARIETA’ CICLISTICA. Dopo il controllo di Colorno, insieme a Ferdinando (Falco) Lauro (Naclerio) e Salvatore (D’Aiello), facciamo una sosta a San Quirico per un piatto di pasta a cui si unisce poi Stefano (Peruch). Stefano ci racconta di una disavventura occorsa a Vivian (Mignot – Francia) che a seguito di una caduta (urto contro la sbarra sulla ciclabile del Panaro) oltre ad escoriazioni varie,gli si strappa letteralmente la tacchetta SPD dalla scarpa. Questo lo fa pedalare malamente per parecchi chilometri. La nostra sosta per la pasta fa guadagnare strada a Vivian che, accompagnato da Gregory Cox (CAN) e Frederic Perman (CAN), ci raggiungono. Io che ho con me un kit di tacchette, viti e piartrine gliele offro per farlo pedalare bene per gli ultimi 200km. Vivian mi chiede: “quanto ti devo?” Gli rispondo: “Scherzi? mi offrirai una birra a Parabiago”.
Giunti al centro sportivo di Parabiago Vivian mi cerca per offrirmi la birra. Raccontiamo la vicenda al “barista” che dopo aver spinato le birre ci dice: “Queste ve le offro io! Ma non dite niente”.

Roberto Moscatelli

ESPERIENZA INDELEBILE. Esperienza bellissima, dura, unica, indimenticabile!
La mia prima over 1000, mi ha catapultato in un’altra dimensione, dove non c’è differenza tra giorno e notte, dove il tempo per il riposo è ridotto al minimo, dove tutto si svolge in funzione del controllo successivo.
Il fondamentale supporto e sostegno fornito dal gruppetto di amici, ha reso ancora più bella questa impresa.
Non mi importa del dolore ai glutei, al bruciore sotto i piedi e al formicolio alle mani. Tutte cose che passano in secondo piano rispetto alla soddisfazione e alla gioia che provo.

Roberto Sticca

1001MIGLIA DI CONDIVISIONE. Che dire della 1001…Dura è stata dura,lo si sapeva che non sarebbe stata una passeggiata. Deluso dall’organizzazione, ristori, dormitori e spogliatoi dove lavarsi era decisamente complicato tranne in pochi casi. Quello che me la farà ricordare come esperienza unica sarà il gruppetto che si è creato strada facendo per cercare di alleviare la fatica e lo sconforto dei momenti più difficili. Da San Gimignano ho proceduto sempre con Roberto Sticca e Patrizio de Biasio, ci si dava il cambio ci si raccontava la propria vita e si cercava di trovare un accordo per la tappa successiva, su dove puntare ad arrivare e su quanto fermarsi a riposare. Dopo San Quirico, si sono aggiunti anche Sven e Davide. il valore aggiunto della 1001 Miglia credo sia stato la condivisione, perché è stato quello il lato positivo, per quanto riguarda il resto, mi sono ripetuto più volte: mai più.

Giuseppe Zucca

AMICIZIE RANDAGIE. La 1001Miglia non la ricorderò per la tanta fatica, per i posti affascinanti o per il tracciato sconnesso e a volte, a mio parere, eccessivamente pericoloso. No.
Queste prove sono solito percorrerle da solo: mi sento più libero e non ho la sensazione di essere “di peso” ad altri. E’ stata così anche questa volta, almeno fino al passo di Radicofani, sulla strada verso Bolsena, dove, a un bivio, indeciso sulla direzione da prendere, trovo Anastasios Lukos: greco, statuario, cardiologo. Continuiamo insieme senza proferire parola. La stessa scena si ripete pochi chilometri più avanti con Sascha Karcher: tedesco, inespressivo, tecnico software.
Metro dopo metro nasce un’amicizia speciale e una piccola squadra senza confini: mondi e culture diversi accomunati dalle ruote di una bicicletta e da un sogno comune.
Lungo il percorso tutti e tre avremo problemi meccanici e, in ogni occasione, a nessuno è passato per la testa di abbandonare il compagno occasionale di fatiche.
Siamo arrivati insieme a Parabiago, con la sensazione di essere sopravvissuti a qualcosa di speciale e unico. Poi, come forse è giusto che sia, la nostra amicizia nata sulla strada, sull’asfalto ha trovato la sua fine naturale, ma sono certo che, anche se non incroceremo di nuovo le nostre ruote, non ci scorderemo l’uno dell’altro.

Ivan Folli

LA TAPPA PERFETTA – Superata la prima “tirata”, da Parabiago all’alta Lunigiana, per un totale di 380 km e oltre 4.000 m di dislivello, nella seconda giornata, la terza e ultima frazione, fra Castelnuovo Berardenga e San Quirico d’Orcia, è stata la più bella della mia 1001 Miglia. Sapevo che la Val d’Orcia, a sud-est di Siena, è patrimonio dell’Unesco per l’unicità e la bellezza dei panorami, tanto che Ridley Scott decidesse di girarci diverse scene del noto film “il Gladiatore”…ma, come San Tommaso, finchè non ho potuto vedere con i miei occhi….ebbene per vari motivi è stata la tappa più bella in tutti i sensi e per tutti i miei sensi. I panorami con le colline giallo-ocra, con strade erte segnate da filari di cipressi, i crinali lontani all’orizzonte contro un cielo azzurro vivo, illuminati da un sole calante, che non mordeva più. Il vento di maestrale fresco che ci aiutava da dietro a filare più veloci di quanto le gambe ci consentissero. In poche parole, pedalavo con un piacere estremo con la gamba calda, la vista piena di bellezza e insieme a un nuovo compagno di viaggio, Vivian. Sarà stato il senso di relativa tranquillità per aver superato le prime difficili tappe come da piano, sarà stato che ora viaggiavo con un compagno francese, incontrato alle prime luci dell’alba poco prima di Collodi e che aveva circa il mio stesso passo per poter proseguire bene insieme, senza “odiarsi” perchè uno ne ha troppa e l’altro troppo poca…O forse sarà che avevamo superato un pomeriggio particolarmente caldo e stancante e dopo il magnifico e ben organizzato ristoro di Castelnuovo Berardenga eravamo partiti con rinnovato vigore e stavamo ora salendo e scendendo le colline della Val d’Orcia pronte a donarci scorci diversi e magnifici. Quello era il paradiso terrestre ed io mi sentivo felice di farne parte.

Stefano Peruch

La 1001 Miglia Green Reverse 2021, per me è riassumibile in alcune parole chiave:

– FIDUCIA. Era la convinzione che, viste le ormai parecchie esperienze di questo tipo maturate, ce l’avrei potuta fare anche stavolta. 

– PAURA. Quella che ho avuto a circa 2 km. dall’arrivo a Castellania, quando, a causa di un movimento sbagliato nell’alzarmi sui pedali, ho sentito una fitta di dolore all’attacco del nervo sciatico destro. Per fortuna, con un antidolorifico, sono riuscito a risolvere. 

– SALITE. Mai come quest’anno sono andato forte e mi sono divertito in salita. La riduzione di peso e le tante salite top affrontate in alcune delle manifestazioni più importanti a livello nazionale mi hanno fatto migliorare molto in questo fondamentale.

– STUPORE.  La sensazione vissuta di fronte ai tantissimi stupendi paesaggi che l’occhio, la mente ed il cuore hanno potuto ammirare in tutti i territori attraversati. L’Italia è sempre bellissima!

– SONNO. Quello che mi ha colpito, anche più di altre volte, soprattutto nella tappa di Massa Finalese e nell’ultima, quando stavo per finire a bagno.

– SODDISFAZIONE. Quella che si vive ogni volta che si riesce a portare a compimento, positivamente, una prova di questo genere. Non sono il più vecchio fra i randonneurs, ma gli anni passano e riuscire a confermarmi, anno dopo anno, è sempre più difficile. 

Un grazie ai tantissimi amici incontrati, che mi hanno manifestato la loro stima e il loro affetto e a quelli del mio gruppetto, Raffaele Pandolfi, Luigi Pagliuca e, soprattutto, Gennaro Laudando per la compagnia e l’assistenza che mi hanno dato.



Giuseppe Leone

La 1001 Miglia Green Reverse la ricorderò come la randonnée della consapevolezza. Nel 2019 avevo portato a termine la mia prima PBP, ma 1.600 chilometri erano tanti di più. Siamo partiti in quattro, con il Capitano Leone e Raffaele Pandolfi, randonneurs di esperienza e l’amico Luigi Pagliuca. Tanti i dubbi, ma la forma fisica era ottima, viste le tante randonnée a cui ho partecipato e la testa diceva che ce l’avrei fatta. Dopo tante ore in bici e anche qualche piccolo momento di difficoltà, così è stato, e questo mi ha dato la completa consapevolezza di essere un vero randonneur. Altre randonnée mi aspettano, ma so già che le affronterò con maggiore sicurezza e tranquillità, convinto di aver maturato la giusta esperienza!

Ringrazio i miei compagni per avermi aiutato e sostenuto in ogni momento.

Gennaro Laudando

1001MIGLIA OF EMOTIONS

A long-distance brevet like 1001miglia is not about arriving at the finish line. It can’t be counted on kilometers or hours. It’s not the success of finishing on time or the conquest of the roads.

It’s the awakening that spread from the depth of your soul when the night comes and the randonneur’s red lights is the only salvation from the fatigue that capture your whole body.

It’s the happiness mixed with anxiety that you can see in the eyes of all the cyclists when they stroke their pedals for the first time on the 16th of August.

It’s the beauty that reveals on the efforts of all the volunteers whose smiley faces and kindness are able to give you strength to continue when you feel destroyed.

It’s the solidarity that runs in the veins of randonneuring community which never leaves anybody alone in the difficult situation of a midnight flat tire or a sudden loss of energy.

After all, it’s the “1001miglia of emotions” experience that can’t be told without dreaming green hills, medieval villages, sunrises and sunsets of unspeakable beauty and the sound of chains, tires and breaths giving life to the best soundtrack ever composed.

Can’t wait for the next edition! 

1001MIGLIA DI EMOZIONI

Un brevetto a lunga distanza come la 1001miglia non è “arrivare al traguardo”. Non si può misurare sui chilometri o le ore. Non è il successo di finire entro il tempo limite o percorrerne le strade.

È il risveglio che si diffonde dal profondo della tua anima quando arriva la notte e le luci rosse del randonneur sono l’unica salvezza dalla fatica che invade tutto il tuo corpo.

È la felicità mista all’ansia che si legge negli occhi di tutti i ciclisti quando accarezzano per la prima volta i pedali il 16 agosto.

È la bellezza che si rivela negli sforzi di tutti i volontari i cui volti sorridenti e la cui gentilezza sono in grado di darti la forza per continuare quando ti senti distrutto.

È la solidarietà che scorre nelle vene della comunità dei randonneurs che non lascia mai nessuno solo nella difficile situazione di una gomma a terra a mezzanotte o di un’improvvisa perdita di energia.

In fondo è la “1001miglia di emozioni” che non si può raccontare senza sognare verdi colline, borghi medievali, albe e tramonti di indicibile bellezza e il rumore delle catene, ruote e respiri che danno vita alla migliore colonna sonora mai composta.

Non vedo l’ora di esserci alla prossima edizione!

Orestis Kapetanopoulos

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