Tour d’ortles, san gimignano e le rando di luglio

a cura di Franco Mazzucchelli e Rosanna Idini

UN TOUR CHE LASCIA SEMPRE LA SENSAZIONE DELL’IMPRESA

Luglio è tradizionalmente il mese che si apre con uno dei brevetti più ambiti dai ciclisti, soprattutto dai randonneurs; il Tour d’Ortles, conosciuto come il brevetto delle mitiche montagne,  fiore all’occhiello di una tra le più affermate società sportive Altoatesine: l’Athletic Club Merano; un brevetto nato per la volontà di Giancarlo CONCIN già Presidente del Club, che nel lontano 1988, con i pionieri del Club, diede inizio, quasi per scherzo, alla manifestazione che allora veniva effettuata come granfondo.  

Di lui serbiamo vivo il ricordo, Giancarlo ci ha lasciati recentemente e amiamo ricordarlo con le sue splendide parole, egli infatti affermava che: “i randonneurs sono i cavalieri del ciclismo”. Tale brevetto, come dice il nome; gira attorno al comprensorio dell’Ortles Cevedale, un tour ciclistico che comprende quattro passi alpini (due grandissimi come Stelvio e Gavia, due outsider come Tonale e Palade), con un dislivello complessivo di 5.700 metri distribuiti lungo un tracciato di 250 chilometri e con temperature che possono oscillare di svariati gradi fra gli oltre 2.700 metri di altitudine del passo Stelvio e le vallate interlocutorie fra una vetta e l’altra.

Anche quest’anno ci ha regalato una bella giornata di sano sport, aria fresca e pulita, lontano era il ricordo del caldo vissuto solo due settimane prima al Valtellina Extreme, stavolta il fresco incontrato lungo le ascese ci ha alleviato le fatiche e offerto ancor più il piacere di ammirare magnifici panorami.

Grande festa poi, come sempre accade, all’arrivo di ogni ciclista, con applausi e forte partecipazione di pubblico, ciascuno degli atleti è uso essere omaggiato ed accudito, ed in questa edizione ricorreva il  50nario della società pertanto è stata consegnata ad ogni brevettato la maglia di finisher, un capo tecnico su cui stampigliato in bella vista li profilo altimetrico delle vette scalate; fiori omaggio a tutte le fanciulle e, oltre al meritato ristoro finale, veniva poi offerta  una fetta di torta creata da chissà quali abili mani pasticciere per onorare l’anniversario.

IL RADUNO DEI NAZIONALI RANDONNEURS A SAN GIMIGNANO

Ma l’appuntamento clou del mese, che ogni “nazionale” randonneur attende anno dopo anno; è stato il raduno della Nazionale in quel di San Gimignano; ove i ciclisti provenienti da ogni angolo del paese in sella alle proprie biciclette si sono ritrovati nel pomeriggio di sabato 10 luglio a condividere momenti d’incontro, racconti, esperienze e soprattutto di gioia il cui apice è stato raggiunto nella cena del randonneur; momento conviviale che rafforza lo spirito di amicizia reciproca di cui è caratterizzato il gruppo.

La festa è poi proseguita nel giorno seguente dapprima attraverso l’assemblea dei soci ARI, ciclisti ed ASD, ove ciascuno ha potuto essere partecipe delle novità che l’associazione sta via via portando avanti, e tra esse va citata la nomina del neopresidente Mino Repossini, il quale subentra a Luca Bonechi dopo sette anni di onorata guida dell’ARI. La notizia che aleggiava nell’aria da qualche tempo è stata accolta con entusiasmo e curiosità da parte di tutti ; un sentito  ringraziamento è venuto da parte dei partecipanti e attraverso i messaggi ricevuti da coloro che per motivi diversi non hanno potuto essere partecipi di persona, a Luca per la professionalità con cui ha svolto il proprio mandato e nel contempo unanimi sono stati gli auguri a Mino  per il lavoro futuro prossimo che  si troverà ad affrontare, nella piena consapevolezza  che il “ragazzo” ha tutte le qualità per non essere da meno dei suoi predecessori .

Ha dato seguito alla giornata il pranzo dei randonneurs, non prima però della consegna di alcuni riconoscimenti a coloro che attraverso le proprie imprese ciclistiche hanno e stanno contribuendo alla crescita ed al prestigio dell’associazione.

Sentito ed apprezzato anche l’intervento del sindaco di San Gimignano Andrea Marrucci il quale ha elogiato i lavori dell’associazione riferendo poi delle iniziative che nella sua comunità stanno a mano a mano prendendo piede relativamente all’aspetto della mobilità dolce con opere a favore del ciclismo nelle sue molteplici sfaccettature. Insomma, una bella festa che ha fatto sentire ciascuno parte viva di una comune i cui valori sono fondati sull’amore del territorio, dei suoi costumi, dei suoi frutti, grazie all’attività ciclistica che di per sé è rispettosa dell’ambiente e permette, dato il dolce e “lento” movimento; di apprezzare maggiormente l’ambiente che si attraversa facendo al tempo stesso un opera di divulgazione delle sue bellezze.

IL TEMPO SCORRE, CERCHIAMO DI AFFERRARE PIU’ OCCASIONI POSSIBILI

Veloce corre Il tempo, vero, eccoci proiettati già nella bella stagione estiva dove sembra anche essere tornata quella libertà del vivere, che, fino a qualche mese fa, sembrava poco più di una speranza.

Noi, con il nostro entusiasmo e la nostra voglia di assaporare i percorsi che via via, anno dopo anno, persone con la nostra medesima passione “disegnano” e propongono, ecco che riprendiamo a viaggiare, lentamente come amiamo fare, per meglio godere del tempo a disposizione, ma animati da fulminea capacità di afferrare le occasioni che il calendario delle randonnée ci offre; randonnée che da Nord a Sud si sono svolte, quasi regolarmente, con, forse, un’inaspettata partecipazione da parte dei ciclisti.

Un’opportunità che si riapre, che fa riassaporare le stagioni ove tutto era “normalmente” normale, la voglia e la speranza di poter dare continuità alle nostre pedalate , come abbiam sempre fatto, nei nostri fine settimana, tornando sempre con un bottino di fotografie, ma soprattutto ricordi da conservare, spesso amalgamati fra loro, ma che a volte si distinguono per il loro “sapore” netto di un emozione vissuta proprio in quel posto, e riemergono quand’anche ti ritrovi a ripercorrere un tratto di strada o a rincontrare un amico con cui avevi condiviso una fatica, un momento avventuroso, immagini e suoni che riecheggiano lungo le strade a volte conosciute ma sempre inaspettatamente foriere di sorprese.

Maggio l’abbiamo salutato con un bel brevetto in terra Trentina, a Faedo, piccolo paese adagiato sulle colline pettinate del Pinot, ospitante la partenza dell’Edelweiss, un anello di 400 Km snodato fra ciclabili affascinanti, e pareti dolomitiche; la Valle di Cadore, Cortina, Valsugana, le Tre cime di Lavaredo, sono solo alcune delle zone visitate, l’emozione è stata forte, questi sono i bei percorsi, quelli che ci piacciono, quelli che in sella ci danno la sensazione del bel viaggio. Una piccola avventura che a tratti ci ha messo alla prova, percorsi a volte intricati, nodi da sciogliere fra i labirinti di alcuni tratti di ciclabile, sempre però risolti con un po’ di pazienza, ingrediente base del buon randonneur.

Una piccola avventura iniziata con un clima incerto all’alba ma che via via s’è mostrato favorevole alle nostre intenzioni; non è mancata certo qualche sorpresa, come i brevi minuti in zona Feltrina sotto un esuberante temporale che poche chance di uscirne indenni ci ha concesso, colti in un tratto aperto, senza riparo, ci ha detto chi comanda! Poco male, non appena abbiamo avuto occasione di fermarci per indossare le coperture necessarie ecco che, quasi per scusarsi del suo sfogo, se n’è corso via liberando di nuovo il cielo ed anzi facendo posto ad un sole serale che ci ha permesso di ammirare un tramonto infuocato, prima di addentrarci nel buio della notte con un cielo stellato e aria frizzantina…lo spettacolo della natura, che il lento incedere fa ancor più notare ed apprezzare.

Nemmeno il tempo di raccontare qualche aneddoto, mostrare qualche foto agli amici ed ecco che già il pensiero scorre agli appuntamenti di giugno, ricchi di “sostanza”, ove le faccende si fanno serie, il mese che dà il via alle grandi danze sui pedali, le salite diventano gran cosa, ove non puoi fingere, perché “Quando la strada sale non ti puoi nascondere” lo diceva il grande Eddy Merckx.

Insomma, il calendario sempre più ricco di occasioni allettava l’appetito ciclistico; intanto non potevamo certo mancare agli appuntamenti  “casalinghi” con la partecipazione alla “Cento Gobbe”di Rho, un vero e proprio percorso spacca gambe su strade per gran parte conosciute ove abbiamo anche potuto vantare un’eloquenza degna del grande Cicerone nel presentare al pedalatore “foresto” giunto da lontano,  che via via ci si presentava al fianco, le curiosità del luogo  , e ancora una domenica quasi in relax sul percorso della Libero Ferrario , impegnativo quel tanto che basta, mai esagerato, come ogni randonneur gradirebbe ; già perché la bellezza di un percorso sta nel ricercare ambienti e “sentieri” nascosti ai più, ove il piacere negli occhi e la leggerezza nelle gambe ti fan sentire un “esploratore” del microcosmo .

Da mettere in evidenza in questo mese la 300 Km della RandoMarca, in quel di Treviso, con il mitico passo Giau, che solo nel nome mette timore, ma noi rispettosi verso la grandezza suprema di madre natura, che tanto sa offrirci, sappiamo ottenerne le sue grazie ed alla fine il risultato è portare a casa una grande  soddisfazione per aver superato le difficoltà divertendosi a fare ciò che ci piace fare.. Il percorso valicava un altro storico passo, il San Boldo, lungo la “strada dei cento giorni”. Nel lontano 1914, infatti,  fu iniziata una  strada su progetto dell’ing. Giuseppe Carpanè, avvalendosi di cinquecento operai ingaggiati tra i numerosi disoccupati della zona. Dopo la messa in opera del primo tratto i lavori si arrestarono allorché il cantiere incontrò le pareti rocciose che affiorano alla sommità del passo. Furono gli austriaci, dopo l’occupazione, a riprendere i lavori alla fine del gennaio 1918. Fu un’impresa memorabile: il comando della VI Armata austriaca, in vista della battaglia del Solstizio, impose la conclusione dell’opera entro tre mesi a partire dal 1º marzo. L’obiettivo fu raggiunto, anche grazie all’impiego di manovalanza locale.

Ma non possiamo concludere questo mese con la “nostra” chicca: ci perdonerete in questo caso un po’ di presunzione, la emozionante, adrenalinica, entusiasmante, forse un po’ esagerata, Valtellina Extreme , frutto di un’organizzazione che a dire perfetta si peccherebbe di imperfezione: un gioiellino creato dalle menti sapienti dell’Unione Sportiva Bormiese in cui sano sport, divertimento e gusto si amalgamano rendendo indimenticabile i giorni trascorsi in questo angolo estremo della Lombardia.

Doppio Mortirolo, doppio Gavia, doppio Stelvio, e come se non fosse abbastanza, a chiudere il tormento dei muscoli, tre ulteriori ascese come Bormio 2000, passo Foscagno e Laghi di Cancano, il tutto intrapreso in due giorni di sballottamento per salite e discese, queste forse ancor più impegnative delle salite; tutto è scorso Km dopo Km, l’aria effervescente delle cime ci faceva sentire dei camosci, simbolo anche del più ambito tra i brevetti del Valtellina estreme, consesso a chi portasse a termine tutti e quattro gli anelli. E tra mille sorrisi e “lacrime” di gioia, la conclusione a Bormio è stata veramente una grande emozione!  Torneremo, anche solo per gustare i piatti prelibati del buon Pisi, l’amico cuoco tuttofare che ad ogni tornata accoglieva noi ciclisti a pentole scoperchiate per deliziarci con le sue ricette.

La via dello Stelvio esisteva fin dal Medioevo, ma era un rischioso sentiero di montagna. Agli inizi dell’Ottocento, l’imperatore Francesco I d’Austria volle una nuova strada che potesse collegare la Val Venosta con la Valtellina per raggiungere Milano, allora territorio austriaco. Il progetto fu affidato a Carlo Donegani, esperto d’ingegneria d’alta montagna. I lavori incominciarono nel 1822 con l’impiego di oltre 2.500 uomini tra operai, ingegneri e geologi: dopo appena tre anni, nel 1825, l’opera venne inaugurata alla presenza dello stesso imperatore.

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