LE RANDONNÉE NEL REGNO DELLE DUE SICILIE

L’ultimo campione che l’Italia può davvero vantare è Vincenzo Nibali; nessuno dei corridori in attività ha vinto neanche lontanamente quello che ha vinto lui. Persino Pantani ha vinto meno. E Vincenzo è siciliano. Alla faccia di chi diceva che il ciclismo al sud sia poco sentito.

Invece nel sud Italia il ciclismo si muove e si fa sentire. Negli ultimi anni è cresciuto e ha fatto capire a tutti che non scherza. Le randonnée, si sa, hanno gettato il seme in Italia nella piemontese Campiglione Fenile e hanno trovato terra fertile a Nerviano, dove sono state annaffiate e fatte crescere.

Poi, come le radici in cerca di acqua, si sono diffuse in tutto lo stivale, riuscendo a germogliare un po’ ovunque. Salvatore Giordano ha raccolto la sfida e ha curato le rando nella sua Sicilia; forse stanco dell’agonismo delle granfondo, forse annoiato dai pacchi gara di lusso e sicuramente affascinato da questi matti che pedalano giorno e notte, ha sposato la causa dei randagi ed è diventato un’autorità all’ombra dell’Etna. La Sicilia No Stop è un appuntamento primario per gli appassionati, che si ripete ogni due anni ormai da oltre tre lustri. Totò e la sua manifestazione hanno spianato il campo agli altri organizzatori ed oggi la Sicilia è uno dei teatri principali dove pedalare senza l’affanno del cronometro. Non è certo un caso che la rando siciliana è recentemente entrata a far parte dell’Italia del Gran Tour.

In Campania è proibito per legge partecipare ad una randonnée se prima non hai conosciuto Mariano Russo, uno dei fondatori di Ari, già Campione Italiano di randonnée e instancabile pedalatore della meravigliosa Sorrento. Mariano è stato un pioniere dell’ultra distanza e ha posto le basi per un movimento campano che oggi fa invidia a tutte le altre regioni d’Italia.

A ruota di Mariano si è posto, inizialmente ben coperto, un ciclista di Caserta, di nome Giuseppe Gallina, che nel corso degli anni ha fatto parlare non poco di se. Presa la testa del gruppo, infatti, si è rivelato una vera e propria locomotiva che ha trascinato tutto il movimento verso traguardi ambiziosissimi. Giuseppe è diventato il punto di riferimento di tutte le società campane (e non solo)  desiderose di cimentarsi in questa affascinante disciplina. E’ vicepresidente di Ari e organizzatore di manifestazioni di primo piano nel mezzogiorno. I suoi valori sono la valorizzazione del territorio e la mobilità dolce, il rispetto delle regole e la passione per le due ruote.

Queste sono solo alcune delle persone che hanno spinto perchè le randonnée maturassero e facessero vedere i loro frutti al sud. Con loro, le randonnée sono finalmente tornate a casa. Forse non tutti sanno che, infatti, i primi matti a fare una randonnée e chiamarsi “audaci” furono dei ciclisti del 1897 che partirono da Roma per raggiungere Napoli in giornata. L’impresa fu definita audax e i francesi la codificarono in una disciplina ciclistica amatoriale.

Il primo grande traguardo è stato raggiunto nel 2016, quando il Meeting di Autunno di Ari fu organizzato a Teano. Quello fu l’evento della svolta, in cui ci si rese conto che le randonnée al sud erano vive e prosperose. Infatti l’anno successivo andò in scena la 999, randonnée del Sud, ancora oggi considerata una delle più belle esperienze mai vissute dai randagi. Vicende varie hanno negato, fino ad ora, la possibilità di godere di una seconda edizione, ma il mondo dei randonneur è paziente e non vede l’ora di pedalare ancora nelle terre baciate dal sole. Anch’essa ricopre un ruolo importante nell’IGT. Sarà bello, nei prossimi numeri del Randagio, andare a scoprire le molte randonnée che hanno preso vita in queste regioni. Percorsi duri, ma favolosi, tracciati severi, ma estremamente generosi.

Di li a poco fu fissata la sede del Sud di Ari simbolicamente alla Real Sito di Carditello, di cui abbiamo trattato in un altro articolo del Randagio. A Teano fu presa anche una decisione assai coraggiosa e dibattuta. Per riportare equilibrio tra Nord e Sud nel Campionato Italiano, fu permesso alle società meridionali di inserire due prove di campionato in calendario al posto di una. In questo modo i ciclisti del sud furono messi nelle stesse condizioni di quelli del nord, che già godevano di tante manifestazioni. Mai scelta fu più oculata, tanto che a distanza di qualche anno abbiamo tre società del mezzogiorno nei primi tre posti del Campionato Italiano per team. Ma non è solo questo il motivo.

Nel Sud della penisola, in Campania in particolare, è stato dato fuoco alle polveri con lo strumento delle Challenge Locali: classifiche riservate ai ciclisti appartenenti ad un’area geografica più ristretta. Il Rando Tour della Magna Grecia ha creato un clima di competizione sempre in “rando style” che ha dato un impulso eccezionale a questa disciplina, moltiplicando all’ennesima potenza la partecipazione e soprattutto l’interesse per il nostro mondo. Succede la stessa cosa il Sicilia, dando conferma che la formula funziona ed è vincente.

Nel resto dell’Italia, solo il Veneto può vantare qualcosa di altrettanto efficace, mentre in tutte le altre regioni c’è ancora da lavorare. Il Sud offre tanto, lo ha sempre fatto; ma chi ama l’Italia ama per forza anche il meridione e da esso si aspetta sempre di più. Il Raduno alla Reggia di Caserta è finalmente alla nostra portata e i veri randonneur non mancheranno a questo appuntamento.

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