LA STRADA CHE LASCIA IL MARE

LA RANDONNEE DEI SARACENI DI ALFIO SANTORO

A cura di Cinzia Vecchi

Le “Cronache di ARI” ci portano a pedalare in terra di Sicilia con le parole di Alfio Santoro. Alfio, già insegnante di educazione fisica e allenatore di atletica leggera, ex maratoneta, a sessant’anni, nel 2016, sale su di una bici da corsa e approda immediatamente alle randonnee per un viaggio inaspettato e sorprendete.

Questa la sua Randonnee dei Saraceni.

Sabato 8 Maggio ore 5.00, ma in realtà è iniziata molto prima con la preparazione della bici, del bagaglio, con la vestizione, con  i pensieri che anticipano la strada; il momento dell’incontro con gli amici, il salire in sella al buio che dà  sempre un sapore particolare alle prime pedalate. Una partenza diversa stavolta, poche persone che partono a gruppetti da punti diversi; tanti tasselli sparpagliati che comporranno, domenica sera, un quadro completo, un disegno dipinto a più mani. Parlerò quindi della mia randonnèe.

La costa Calabrese, di là del mare, mi accompagna fino alla partenza. Per gli isolani della mia generazione era  il “continente”, oggi nell’era di internet nessuno usa più questo termine. Ore 5.00, la voce ormai familiare dell’app mi da il benvenuto e mi invita a scansionare i codici, il “Pronti, Via!” ormai è andato in soffitta. Siamo in quattro, tutti amici. I soliti tre uomini e Dafne che in un mondo ormai unisex, rappresenta una parte del mondo con alchimie emozionali misteriose e parzialmente sconosciute a noi maschi.

Si parte ancora al buio ma già l’aurora diffonde i suoi raggi arancione. La strada adesso corre lungo la costa tirrenica, paesi allineati, simili, allungati lungo la spiaggia; poi  le prime auto i primi rumori molesti. All’orizzonte nitide le Eolie: Stromboli, Panarea, Lipari e Vulcano che sembrano attaccate. Salina è di là, la vedremo  dopo, più avanti; intanto ecco la prima salita, Tindari con il suo Santuario. Si staglia sulla collina. La Madonna nera  con il Bambino, che secondo la leggenda, fece ritirare le acque per salvare una bimba caduta dal promontorio, ed infatti oggi si ammira la lunga striscia di sabbia con la riserva naturale di Marinello.

Si scende circondati dal verde e dalle macchie gialle delle ginestre; in fondo l’azzurro del mare. Al primo controllo a Patti, arriva Giuseppe partito un’ora dopo, in chat detto: “Lupin”.E’ In compagnia di un amico avellinese, scompaiono dopo la ripartenza. Altri ritmi ( ed altre età).

A Rocca di Capri Leone eccola “la strada che lascia il mare”. Lo ritroverà dopo essersi arrampicata sui Nebrodi, tra lo Ionio e il Tirreno, sotto lo sguardo oggi mite  dell’ Etna. Si sale, poi si sale e poi dopo si sale ancora, su fino a Floresta il comune più alto della Sicilia a quasi 1300 m. Due salite non durissime ma entrambe di 20 km. Sono rimasto solo con Dafne, con gli altri due amici per un banale disguido ci perdiamo di vista, e salgono da una strada diversa, noi in traccia, loro no. Alla fine continuerà  solo Salvo, Tonino vittima di un inconveniente, quando telefono mi dice che ha deciso di tornare indietro ed è già lontano.

Dafne è una tenace che non molla mai; conosciuta anni fa in una situazione in cui mi ero reso conto di come fosse salita sull’Etna con dei rapporti da sprinter. “Mi sento un poco stanca” disse in cima. Adesso i rapporti sono quelli giusti, siamo due lumachine, ma si sale. Silenzio, verde ovunque macchiato dal giallo delle ginestre, i ricordi dell’infanzia, il tempo passato in campagna con i nonni; la vita scorre davanti agli occhi, più veloce della bici. Il bosco si apre, si vedono le pale eoliche, e si intuisce che tra poco si scollina. Le mucche al pascolo alzano appena lo sguardo ma passiamo tranquilli, con il gregge di pecore invece, statene certi che ci sono sempre i cani. Un occhio al gregge ed uno alla strada, una rete poco rassicurante che ci divide. I cani ovviamente ci sono ma li sentiamo abbaiare quando ormai siamo oltre.

Floresta la conosco ma dopo quasi 40 km di salita mi sembra più bella del solito, ormai si corre verso il mare che ci aspetta 50 km più giù. Siamo sulla statale, chi ha fatto la SicilianoStop, conosce benissimo la strada che da Giardini Naxos, Taormina, costeggia il mare fino a Messina; ci sono nato, ci correvo, ci andavo a scuola. Dafne passa avanti a tirare, la stanchezza si è dileguata.

Capo Taormina, la famosa Isola Bella, Il castello illuminato di Capo S.Alessio, via verso casa. Le buche delle strade di Messina città ci accolgono, non sobbalza il cuore ma la sella, non so se mi spiego. La statua della Madonna della Lettera all’ingresso del porto ci rassicura..ecco il bar di partenza..292km 3420 m di dislivello 18h.27′. Una randonnee che partiva da sotto casa non l’avevo mai fatta. Cosa mi resta? Il solito pieno di emozioni, e una tipica abbronzatura a chiazze. Mia moglie, al mare, conciato così, sicuro non mi ci porta.

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