GAMBE E TESTA

A cura di Ivan Folli

…Sometimes my mind plays tricks on me
It all keeps adding up
I think I’m cracking up
Am I just paranoid?
Or I’m just stoned


…Qualche volta la mente mi gioca dei brutti scherzi
È tutto confermato
Credo che io stia andando in pezzi
Sono soltanto paranoico?
O sono proprio fuori di testa?


Ben ritrovati da Ivan sulle frequenze di RandoFreccia che, in questa seconda puntata vi da il benvenuto accompagnata dalla prepotente schitarrata e dalla funambolica rullata di tamburi dei ‘Green Day’ e della loro ‘Basket Case’. La canzone casca a fagiolo perché questa sera affronteremo un tema delicato, provando a capire quanto le gambe e soprattutto la testa “pesino” sulle lunghe distanze.

Negli ultimi anni l’aspetto mentale sta avendo una rilevanza sempre maggiore nello sport in generale. Assistiamo quotidianamente ad atleti, squadre e società che si affidano a un “mental coach”, letteralmente un allenatore mentale. Il ciclismo è immune da questo fenomeno? Assolutamente no, anzi al giorno d’oggi non è affatto inusuale trovare un o una ciclista che affianca a un preparatore atletico, un mental coach.

“Ma quello è un altro mondo”, direte voi. Avete ragione e allora scendiamo dal piedistallo, saliamo sui nostri sellini e avviamoci in questo tortuoso percorso. Alzi la mano chi, nel bel mezzo di una randonnée, non ha mai avuto la più classica delle crisi. Quel momento in cui ogni minimo ostacolo diventa una montagna invalicabile, la giornata si fa nera e si precipita in un vortice di emozioni negative dal quale è difficile riemergere.
Scommetto anche che, in più di un’occasione, magari quando le condizioni climatiche si fanno impervie, o quando il sonno bracca le palpebre come una morsa, tutti ci siamo chiesti: “Ma chi me lo fa fare?”.
Il più delle volte la domanda cade nel vuoto, nello stomaco affamato e si perde nei meandri del corpo senza una risposta precisa.

Riuscire a superare un momento buio, vuoi sia esso per una crisi fisica, mentale o di entrambi, non è cosa facile e a volte è proprio quello che fa la differenza tra chi giunge al traguardo e chi purtroppo ammaina bandiera bianca. È solo una questione di testa quindi? L’allenamento fisico non conta? Assolutamente no. Servono entrambi dal mio punto di vista, in maniera più o meno bilanciata.
Se devo essere sincero, mi spiace quando sento randonneur parlare delle lunghe distanze come se fossero dei pic-nic della domenica. Non mi piace più che altro la tendenza a banalizzare e sminuire una disciplina che, per essere praticata nella sua interezza, richiede tempo, sacrifici, dedizione e fatica.

Ma torniamo al tema di questa puntata: siamo persi su una strada non ben precisata, da soli, in balia di sensazioni negative che ci tempestano l’anima come grandine estiva sul parabrezza dell’auto e con centinaia di chilometri ancora da percorrere. Panico, sconforto, rassegnazione, stanchezza. Come uscirne? Sicuramente conta tanto l’esperienza. Col tempo si impara a gestire questi momenti, a non lasciare che prendano il sopravvento, a capire quando stanno per arrivare e, in qualche modo, anticipare le mosse. Come in una partita a scacchi col destino.
“Bella risposta” direte voi, ma se uno l’esperienza non ce l’ha? Deve farla, purtroppo quella non si può insegnare. Il consiglio spassionato che mi sento però di dare è quello di fare le cose per gradi, di non bruciare le tappe con distanze fuori portata e, quando arriva il momento no, per quanto difficile, provare a razionalizzare. Già perché, il più delle volte, senza rendercene pienamente conto, partiamo per la tangente e ci lasciamo travolgere da negatività senza senso. Calma, respira, rifletti, prenditi il tuo tempo. Poi rimonta in sella e vai avanti.
Sarà durissima, ma ce la puoi fare. Non è affatto impossibile se lo vuoi.

Gambe e testa. Nella mia visione delle cose hanno lo stesso, importante, peso. Ma allo stesso modo sono convinto che, più le distanze si allungano, più aumenti il peso della mente rispetto al corpo che inevitabilmente, prima o poi, raggiunge il suo naturale limite e presenta il conto.
Ho visto più volte coi miei occhi persone arrancare sui pedali, ricurve sulla bicicletta come fiori tediati dal vento, incapaci di mantenere la stessa posizione per più di un minuto, con gli occhi pesti come quelli di un pugile. Eppure non erano fermi, andavano avanti, pedalata dopo pedalata, in equilibrio precario.
Ognuno aggrappato con i denti, con l’anima e con ogni goccia di vita a quella maledetta e vitale motivazione che si porta dentro. Ero anche io uno di quegli zombie e, come tutti, in quel lento e improbabile calvario, andavo avanti.

La motivazione, diversa e personale per ognuno di noi, è quella che ci spinge e sostiene quando il corpo reclama e si ribella. Quella che fa la differenza tra scendere di sella e lanciare la bici nel prato e restare in groppa al nostro destriero e scoprire cosa c’è dopo la curva. Per quanto possiamo essere pronti e allenati, quando le distanze passano oltre quell’invisibile linea di confine che per buona parte della gente separa il sano dal folle, la testa ha la forza di colmare il divario quando il fisico raggiunge il limite. Gestire e allenare però l’aspetto mentale non è così facile e scontato come può sembrare, per il semplice fatto che, per ognuno di noi, i giorni, i periodi e le sensazioni che viviamo non sono costantemente positive. Inevitabilmente siamo influenzati da ciò che ci circonda, nel bene e nel male.

limits, like fears, are often just an illusion

I limiti, come le paure, sono spesso solo un’illusione” (Michael Jordan)

Ma quando, grazie alla nostra forza più interiore e remota riusciamo a superare le difficoltà, ecco allora che la strada inaspettatamente spiana e quel fiume impetuoso che rischiava di travolgerci torna nell’alveo e andiamo oltre. Fuggiamo via da quel passaggio a vuoto e arriviamo al traguardo: dove tutti i dolori, la stanchezza e i malumori si annientano, lasciando spazio a un meritato e soddisfatto sorriso.

…Ho dato un sorriso e mille incidenti
Ma mando avanti la ruota
Lascio che giri da sé
Riesci a capirmi solo se hai sempre voluto qualcosa che non c’è
E adesso tirando le somme
Non sto vivendo come volevo
Ma posso essere fiero di portare avanti quello che credo…
” (Sogni appesi – Ultimo)

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