Certe Notti

…Certe notti la radio che passa Neil Young
Sembra avere capito chi sei
Certe notti somigliano a un vizio
E tu non vuoi smettere, smettere mai…
“.

Con queste parole tratte dalla canzone “Certe Notti” di Ligabue, vi do il benvenuto alla prima puntata di RandoFreccia.
Al microfono, o meglio alla penna, c’è Ivan e il fatto che il mio nome coincida esattamente con quello del protagonista del film RadioFreccia, al quale questa rubrica si ispira, è una pura e curiosa casualità.

Immagino RandoFreccia come una radio libera e, in ogni puntata, scopriremo insieme un tema legato alle randonnée, sulle note di qualche canzone più o meno famosa. Ma bando alle ciance, veniamo a noi, perché il tema di questa prima puntata sono proprio le notti.

Prima o poi, volenti o no, nella ‘carriera’ di un randonneur ci si scontra, o ci si incontra a seconda dei casi, con la notte. Molti sostengono addirittura che, il vero battesimo del randagio è la prima notte trascorsa in sella. In effetti, la distanza che fa spesso da spartiacque in questo strambo mondo, è il 400 perché, indipendentemente da come provi a incastrarlo, sarai costretto a pedalare col buio, molto probabilmente senza dormire un solo minuto.

La notte non è solo pedalare in un momento inusuale, ma è anche il dover sopportare la mancanza di sonno; motivi per i quali, per alcuni, diventa un ostacolo insormontabile.

Come prepararsi? Non c’è una ricetta vera e propria: si possono fare delle prove di pedalate notturne organizzandole faidate, o iscrivendosi a qualche manifestazione (solitamente coincidono con pedalate di un centinaio di chilometri o con la scalata di qualche vetta). Sono dei buoni banchi di prova, che permettono di misurarsi in condizioni diverse dal solito. Magari, per le prime esperienze, conviene affiancarsi a qualche amico che ha già provato quest’esperienza.
Per la sopportazione del sonno invece, non si può allenare o spiegare, va sperimentata sulla propria pelle, sulle proprie palpebre. Personalmente, penso che il modo migliore per prepararsi a una notte insonne sui pedali, sia quella di arrivare riposato alla partenza.

Ma addentriamoci più nelle tenebre, perché vanno bene le regole e i consigli, ma a livello pratico cosa cambia pedalare la notte? La risposta è semplice: tutto.

Ma addentriamoci più nelle tenebre, perché vanno bene le regole e i consigli, ma a livello pratico cosa cambia pedalare la notte? La risposta è semplice: tutto.
Anche se conosciamo una strada o una salita a memoria, farla di notte ci farà sentire in un ambiente nuovo. Spesso si perdono i riferimenti delle distanze a causa della visibilità che non va oltre il fascio di luce del nostro faro e avremo la sensazione di scoprire particolari mai notati prima. La vista spazia meno, ma si concentra di più.
La notte spesso c’è talmente silenzio da fare rumore, soprattutto se si è soli e ogni minimo crepitio sarà amplificato.
Se ci troviamo in un bosco, o in montagna, lontani dalla civiltà, ci accorgeremo presto come sia facile incrociare qualche animale: la fauna usa spesso le ore piccole e più tranquille, tra il buio e l’alba, per muoversi. Nella maggior parte dei casi questi incontri sono spettacolari e ti fanno battere il cuore a mille. Ti senti improvvisamente solo, ma contemporaneamente immerso in qualcosa di più grande, di unico: madre natura.
Anche attraversare le città e i paesi di notte ha il suo fascino: tutto sembra essere avvolto dal mistero, immobile, cristallizzato. Strade piene di vita, sono ora deserte, solcate solo dalle tue ruote e dal tuo respiro.
La notte non siamo altro che clandestini dei sogni, in sella al nostri destrieri. Siamo vento di passaggio in un tempo indefinito.

Sono certo che ognuno di voi, ora, starà rivivendo svariati ricordi, più o meno tragicomici, legati a una nottata trascorsa in sella, attacchi di sonno catastrofici, visioni mistiche. Emozioni che non saremo mai in grado di spiegare a parole.
Se invece non hai ancora sperimentato una notte in bicicletta, sono certo che ora ti starai chiedendo se è veramente così. Non ti resta che provare.
Le notti, forse, non ammettono vie di mezzo: o si amano, o si odiano.

Poi, improvvisamente, ecco che il cielo tende quasi impercettibilmente a schiarire, l’aria si fa fredda e ci solletica il viso stanco. Il buio è ormai alle spalle. Sogniamo un bar aperto per un caffè caldo e qualcosa di commestibile da mettere sotto i denti e quando ne scorgiamo uno all’orizzonte ci sembra un miraggio. Scopriamo che è stato preso d’assalto da tutti i randagi che avevamo davanti e verrà ‘messo alla berlina’ da tutti quello che abbiamo alle spalle. Un branco di licantropi famelici, pronti a riprendere sembianze umane al sorgere del sole.

L’alba è un nuovo, grandioso, spettacolo: il cielo che si colora, dipinto perfetto, diverso e unico ogni giorno. I sogni si interrompono tra il respiro pesante e il cuscino, mentre lentamente tutto riprende vita e torna alla normalità.
E quando qualche sguardo arzillo, incrocerà i nostri occhi pesanti, non capirà. Dal canto nostro, sapremo di averla fatta franca un’altra volta: un’altra notte sospesi a mezz’aria tra sogno e realtà, senza che nessuno se ne sia accorto.

…Uomini, domenica
gente che allegra va
risveglia la città.
Dormono le fabbriche
in giro ancora io
vivo, non lo so…
“.
(Sangue Impazzito – Timoria)

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