ANNALISA E LUCIANO: RACCOGLITORI D’INCIVILTA’ ALTRUI

Due volti. Due storie. Un uomo e una donna che hanno deciso di fare la differenza.

Annalisa Marchesini e Luciano Strabello, randonneurs navigati ed esperti, da tempo portano avanti un’opera di volontariato encomiabile: ripulire le strade raccogliendo i rifiuti altrui. Una bici, un carrettino, dei sacchi e delle pinze. Non importa dove, non importa come, ciò che conta è sempre andare, là dove ve n’è più bisogno e raccogliere ciò che gli incivili lasciano dopo il loro passaggio.

LA STORIA DI LUCIANO

Si vive d’istinti e d’istanti. Quando ti si accende un “fuoco dentro”, non puoi fare altro che alimentarlo, nutrire quella fiammella, fino a renderla incendio e lasciarla divampare. Un uomo deve trovare un modo per dare un senso alla propria vita, seguendo i propri impulsi e liberando la propria ispirazione.

Luciano ha sempre vissuto ai tremila all’ora, alla ricerca continua di emozioni. La bicicletta è maestra di vita e nelle randonnèe trova il modo di godere delle bellezze della natura, nella pace e tranquillità di una pedalata con gli amici o in solitaria. Il tempo per riflettere è tanto, ti apre il cuore, ti apre la mente, ma soprattutto ti apre gli occhi: in mezzo al verde dei prati, all’ombra degli alberi, sotto il cielo azzurro, tra i cespugli in fiore e nei letti dei fiumi, c’è qualcosa che non va, che non ci deve essere, che non deve stare lì. E’ l’uomo ed il segno orrido del suo passaggio.

Il mondo ha bisogno di menti illuminate e, Luciano, stanco di pedalare tra le barbarie dell’umanità, prova un’irreprensibile necessità di inviare un messaggio alla gente. A Montagnana, un piccolo paese in provincia di Padova, un randagio costruisce un carrettino con le sue mani, ci attacca la bici e inizia a vagare per le strade raccogliendo sacchi su sacchi d’inciviltà.

“Volevo attirare l’attenzione e gli sguardi delle persone, volevo farle riflettere. Volevo spingerle a porsi delle domande, a pensare. Dovevo essere identificabile, così ho chiesto ad un amico di creare appositamente per me un cartello da apporre al mio carrettino con su scritto ‘RACCOGLITORE D’INCIVILTA’ ALTRUI’.”

Le incomprensioni, la vergogna, il disagio. Luciano viene deriso e sbeffeggiato dai passanti. Chi può essere più stolto di uno che si prodiga per il bene comune senza ricevere nulla in cambio? Un inizio in salita, dieci mesi di raccolta in solitaria senza chiedere aiuto a nessuno; ma tra i curiosi c’è anche chi ammira le sue nobili intenzioni e si avvicina per capire, per apprezzare, per rendere merito all’umiltà di un uomo che si inginocchia a raccogliere i rifiuti altrui.

Lentamente qualcuno ha iniziato a seguirmi, così ho ricercato l’appoggio delle autorità locali. Non è stato facile, non sempre mi davano retta, mi sono trovato tante porte chiuse in faccia. Pubblicavo foto e scrivevo delle mie raccolte su Facebook e questo dava fastidio, non lo facevo per vanto, ma per sensibilizzare le persone.”

Quando passeggi in acque placide, le sabbie dei fondali si smuovono ad ogni passo e sfumano in un lento turbinare. Il sindaco di Montagnana decide di spalleggiarlo e le amministrazioni locali iniziano ad interessarsi a Luciano e alla sua attività di volontariato: oggi sono più di cento volontari e coprono ben diciassette comuni.

Ho costruito ventuno carrettini e li ho regalati ai sindaci stipulando simbolicamente un patto: l’amministrazione deve impegnarsi a far crescere i Raccoglitori d’inciviltà altrui nel proprio comune e a promuovere la nettezza urbana. La burocrazia è troppo fitta, per questo motivo non chiediamo altro ai comuni, se non di lasciarci una porta aperta per fare del bene.”

La calma è la virtù dei forti e, solo i forti, con tanta pazienza riusciranno a raccogliere i frutti dei loro sforzi. Luciano è partito da solo, nel giro di un paio d’anni ha creato un impero. Il suo progetto cresce a dismisura, i sindaci lo chiamano per sapere come fare a dare vita anche nel proprio comune al gruppo di Raccoglitori d’Inciviltà altrui, le scuole richiedono incontri per diffondere quel senso di civiltà che purtroppo oggi manca, soprattutto tra i più giovani.

Per incentivare e coinvolgere i bambini abbiamo deciso di nominare per ogni comune un ambasciatore di civiltà: scegliamo un bimbo o una bimba che con i genitori si prodiga nella raccolta dei rifiuti. Responsabilizzare i ragazzi è molto importante, perché sono il nostro futuro.”

Per incentivare e coinvolgere i bambini abbiamo deciso di nominare per ogni comune un ambasciatore di civiltà: scegliamo un bimbo o una bimba che con i genitori si prodiga nella raccolta dei rifiuti. Responsabilizzare i ragazzi è molto importante, perché sono il nostro futuro.”

Uomini e donne volenterosi si organizzano, si incontrano. Raccolgono di tutto, ma al contempo si divertono insieme in armonia. Una squadra, una famiglia. Indossano fieri le loro casacche giallo fluo. “Io sono goccia” stampato sulla schiena, il verso della poesia manifesto del progetto di Luciano.

“S’intitola ‘Oltre la siepe’. Ho scritto quelle parole per dire alla gente che non è sufficiente curare il proprio giardino, ma che si deve andare oltre. Se ognuno di noi si impegna, da una piccola goccia, diventiamo un mare!”

Al fine di incoraggiare le persone a non preoccuparsi esclusivamente della terra sotto i loro piedi, ogni settimana Luciano e i suoi adepti si recano in un comune diverso, raccolgono e puliscono. E’ incredibile quello che trovano, rifiuti ingombranti abbandonati da decenni nei fossi, nelle acque dei laghi e dei fiumi: sedie, stampanti, lavatrici, biciclette, materassi.

“Dal primo gennaio 2021 ad oggi abbiamo raccolto quarantacinque tonnellate di rifiuti. Purtroppo non possiamo fare la raccolta differenziata. Troviamo immondizia di ogni genere ed è difficile smistarla, specie quando si tratta di liquidi. Uno smaltimento errato potrebbe danneggiare seriamente gli inceneritori o liberare nell’aria gas tossici e nocivi.”

Cuore. Anima. Corpo. Sentire Luciano al telefono commuoversi raccontando le sue avventure sarebbe emozionante per chiunque, lo è anche per me, che per la prima volta ne sento la voce.

“Mi piace creare aggregazione. Come in bici, nessuno viene mai lasciato indietro, si parte e si arriva sempre tutti insieme. Sarebbe bello diventare ufficialmente un’associazione, avere una sede di riferimento e in cui ritrovarsi, un magazzino per tenere le attrezzature e le divise. Magari, in futuro…!”.

Luciano ha sentito scattare la scintilla, ha alimentato la fiammella, è divampato l’incendio. Il suo progetto “brucia” impetuoso e si espande a macchia d’olio. Qualcosa è cambiato e sta cambiando. Un nome, un logo e tanta voglia di fare. Sono le piccole cose a renderci GRANDI.         

LA STORIA DI ANNALISA

Annalisa vive ad Arzignano, un comune di circa 25.000 abitanti in provincia di Vicenza. Non ha mai amato vedere sporcizia e immondizia in giro, così con un’amica inizia a raccogliere la spazzatura per le strade del suo comune. Sacco dopo sacco, altre persone vengono a conoscenza di questi raduni volontari per la raccolta dei rifiuti, tanto da trovarsi nel giro di poco ad essere una trentina di persone. La vita frenetica di tutti i giorni porta via gran parte delle energie e del tempo libero, ma Annalisa e i suoi amici volontari, riescono a radunarsi con costanza e continuità per offrire un servizio alla comunità.

Abbiamo iniziato a settembre 2020. Da un piccolo gruppo, ci siamo ingranditi gradualmente, nonostante i continui blocchi dovuti all’emergenza Coronavirus. Normalmente ci troviamo il lunedì, il venerdì e il sabato, dedichiamo qualche ora del nostro tempo per ripulire le zone più malmesse di Arzignano dividendoci in gruppi più piccoli.”

Le amministrazioni comunali si trovano a dover fare i conti con una realtà veramente compromessa da persone poco rispettose dell’ambiente, incontrando non poche difficoltà nel garantire un servizio alla cittadinanza: là dove la burocrazia crea vincoli ed ostacoli, intervengono i volontari.

“Siamo un gruppo di persone che collabora con il comune, ma ci piace essere autonomi, decidendo di volta in volta dove andare e quando trovarci. Siamo liberi di dare il nostro contributo volontario e ho dovuto lottare per poter avere accesso ai cassonetti dove riporre i sacchi che, purtroppo, a volte restavano per troppo tempo incustoditi, rischiando io stessa di prendere delle multe. L’amministrazione non ha ancora sposato veramente la nostra causa e quindi facciamo del nostro meglio con le nostre sole forze.”

Le persone, vedendoli all’opera, si incuriosiscono. I negozianti donano pinze, altri prestano il proprio furgone per smaltire l’immondizia. Alcuni decidono di unirsi e contribuire al loro scopo, genitori con i propri bimbi, ma purtroppo siamo ancora molto lontani da una cultura basata sul rispetto della natura e dei luoghi pubblici.

“Non c’è la mentalità. Ognuno dovrebbe smaltire l’immondizia a casa sua, dopo aver fatto un pic nic o una grigliata con gli amici. Qui la gente semplicemente lascia in giro, senza rispetto per nessuno. Ci è capitato di pulire una zona da cima a fondo e, dopo pochi giorni, ritrovarla ancora più sporca di prima.”

Annalisa cerca di ottimizzare il lavoro organizzando gli appuntamenti e coordinando i gruppi, ma molti si sono organizzati individualmente e hanno iniziato a raccogliere i rifiuti a loro volta. Una svolta importante per un paese come Arzignano, dove la strada da fare è ancora tanta, ma si stanno gettando le basi per un’opera di sensibilizzazione verso l’ambiente che sta prendendo piede anche all’interno delle scuole.

E’ importante che vengano inculcati i giusti valori ai ragazzi, fin da piccoli. Sarebbe bello riuscire ad organizzare giornate ecologiche nelle scuole e dare un ruolo più incisivo all’educazione civica fin dai primi anni di istruzione.”

A causa del lockdown, Annalisa e i suoi compagni si sono dovuti fermare e la loro attività è proseguita a singhiozzo. Nonostante le difficoltà e le fatiche continuano a portare avanti una forma di volontariato tra le più nobili.

“C’è sempre tanto da fare. E’ un lavoro senza fine. Uno non si rende conto di quanta spazzatura si possa raccogliere in una passeggiata di un paio d’ore con pinze e sacco alla mano. E’ terrificante.”

Annalisa è in stretto contatto con Luciano, che le offre i migliori suggerimenti e consigli su come portare avanti la sua missione; la sua più grande speranza è che anche il comune di Arzignano si impegni a fare di più, che si metta in contatto con lui per creare anche qui il gruppo di Raccoglitori d’inciviltà altrui. Nel frattempo, si continua a lavorare per una città più pulita.

L’universo ha bisogno di persone così, pure, semplici, dall’animo gentile e che si prodigano per renderlo un posto migliore.

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